ᛟ Celti e Norreni

Il calderone di Gundestrup: immagini sacre in argento

Il calderone di Gundestrup, trovato in una torbiera danese nel 1891: le placche d'argento, la scena dell'immersione, il toro del fondo e le origini.

Pochi oggetti hanno alimentato tanto l'immaginazione degli studiosi della religione celtica quanto il calderone di Gundestrup. È un grande vaso d'argento decorato con divinità, animali, guerrieri e scene rituali, ritrovato smontato in una torbiera della Danimarca. Poiché i Celti non ci hanno lasciato testi religiosi propri, le sue immagini sono state lette come una sorta di «libro illustrato» della loro mitologia. È una lettura affascinante, ma va condotta con prudenza.

Il ritrovamento

Nel 1891 alcuni lavoratori che estraevano torba nella palude di Rævemose, presso il villaggio di Gundestrup, nella regione dello Himmerland in Danimarca, trovarono le parti di un calderone d'argento. Il vaso non era intero: le placche erano state staccate e deposte una sull'altra all'interno della coppa, su un terreno che all'epoca della deposizione doveva essere asciutto o poco umido. Oggi il calderone è conservato al Museo Nazionale di Copenaghen.

La deposizione in un luogo umido, dopo aver smontato l'oggetto, richiama una pratica ben attestata nell'Europa antica: l'offerta di oggetti preziosi alle acque e alle paludi, spesso resi inutilizzabili prima del dono.

Com'è fatto

Il calderone è composto da:

  • una coppa di base, rotonda;
  • una placca circolare sul fondo;
  • cinque placche rettangolari interne;
  • sette placche esterne, più piccole (in origine erano probabilmente otto).

L'argento è in parte dorato. Le immagini sono realizzate a sbalzo, lavorando la lamina dal retro. La datazione più condivisa colloca la realizzazione tra il II e il I secolo a.C., anche se alcune proposte si spingono più avanti.

Le immagini principali

La scena dell'immersione

Una delle placche interne mostra una figura gigantesca che tiene a testa in giù un uomo sopra un grande recipiente, come per immergervelo. A sinistra procede una fila di guerrieri a piedi con lance e scudi; sopra, separati da un elemento che sembra un albero disteso, cavalcano guerrieri a cavallo. Dietro i fanti tre suonatori soffiano nel carnyx, la tromba da guerra celtica con la campana a forma di testa di animale.

È la scena che ha fatto più discutere. È stata interpretata come un sacrificio, come un rito di iniziazione dei guerrieri, o come un'immagine di rinascita: i fanti morti verrebbero immersi e tornerebbero in vita come cavalieri. Questa lettura richiama il calderone della rinascita del racconto gallese di Branwen, in cui i guerrieri morti gettati nel calderone tornano vivi, ma muti. Il confronto è suggestivo, ma tra i due documenti passano molti secoli.

La figura con le corna

Una placca interna mostra una figura seduta a gambe incrociate, con corna di cervo, un torque al collo e un altro nella mano, mentre con l'altra stringe un serpente con la testa di ariete. Intorno ci sono animali. È spesso identificata con il dio noto dall'iscrizione di Parigi come Cernunnos, ma il nome non compare sul calderone.

Il toro del fondo

La placca circolare del fondo mostra un grande toro abbattuto, con un guerriero armato di spada sopra di lui e cani intorno. Il tema del sacrificio del toro è qui centrale, posto nel punto più profondo del vaso.

Placca Soggetto Letture proposte
interna immersione nel recipiente sacrificio, iniziazione, rinascita
interna figura con corna di cervo divinità della natura e dell'abbondanza
fondo toro abbattuto sacrificio rituale
esterne busti di divinità maschili e femminili pantheon non identificato con certezza

Celtico o trace?

Il calderone pone un problema affascinante. L'iconografia contiene elementi chiaramente celtici: torques, carnyx, elmi e scudi del tipo di La Tène. La tecnica di lavorazione dell'argento e alcuni animali, come gli elefanti e certe figure fantastiche, richiamano invece l'arte dell'area tracia, nei Balcani sud-orientali. Molti studiosi pensano perciò che il calderone sia stato realizzato da artigiani di tradizione tracia per committenti celtici, o in un ambiente in cui le due culture si incontravano. Come sia arrivato in Danimarca resta ignoto: bottino di guerra, dono, scambio.

Il significato del calderone

Nella tradizione celtica insulare il calderone è un oggetto sacro di primo piano: il calderone inesauribile del Dagda, il calderone della rinascita gallese, il calderone della sapienza della maga Ceridwen. Il vaso di Gundestrup, pur appartenendo a un altro tempo e luogo, mostra che il recipiente rituale aveva già un valore simbolico profondo. È il luogo della trasformazione, in cui ciò che entra non esce uguale.

Lo Studio Esoterico Cornelio legge questo simbolo come immagine del lavoro interiore: un contenitore in cui le esperienze vengono raccolte, cotte e trasformate, secondo un linguaggio che l'alchimia avrebbe ripreso secoli più tardi con il suo vaso ermetico.

In sintesi

  • Il calderone di Gundestrup fu trovato smontato nel 1891 nella torbiera di Rævemose, in Danimarca.
  • È in argento parzialmente dorato, con placche interne, esterne e un medaglione di fondo.
  • La scena più celebre mostra una figura che immerge un uomo in un recipiente davanti a una fila di guerrieri.
  • L'iconografia è celtica, ma la tecnica richiama l'arte tracia: l'origine resta discussa.
  • Il calderone è per eccellenza simbolo di trasformazione nella tradizione celtica.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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