Nella visione egizia, l'ordine del mondo non era mai acquisito una volta per tutte. Ogni giorno il sole doveva affrontare un nemico che cercava di fermarlo: Apopi, il gigantesco serpente del caos. A differenza di molti dèi egizi, Apopi non riceveva culto né offerte. Era la personificazione di ciò che si oppone all'esistenza stessa. Contro di lui i templi svolgevano riti specifici, raccolti in testi come il «Libro per abbattere Apopi».
Chi è Apopi
Apopi, in egiziano Apep, è un serpente di dimensioni smisurate che vive nelle acque primordiali e nella regione oscura attraversata dal sole. Non è un dio decaduto né un rivale con una storia propria: è il non-essere che preme sui confini del mondo creato. Il suo ruggito, dicono i testi, risuona nella Duat; il suo corpo si avvolge attorno alla barca del sole per bloccarne il cammino.
Le eclissi, i temporali, i giorni oscuri potevano essere letti come momenti in cui Apopi aveva temporaneamente la meglio. Ma ogni volta veniva respinto, e il sole tornava a sorgere.
Il papiro Bremner-Rhind
La fonte più importante sul rito è il papiro Bremner-Rhind, conservato al British Museum. Fu scritto all'inizio dell'epoca tolemaica per un sacerdote di nome Nesmin e raccoglie diversi testi religiosi:
| Sezione | Contenuto |
|---|---|
| Canti di Iside e Nefti | Lamentazioni rituali per Osiride |
| Rituale di Sokar | Testi per le cerimonie osiriache |
| Libro per abbattere Apopi | Formule e istruzioni contro il serpente |
| Libro per conoscere le trasformazioni di Ra | Un racconto della creazione e della sconfitta di Apopi |
La presenza di un racconto della creazione accanto al rito non è casuale. Respingere Apopi significava, in un certo senso, ripetere l'atto creativo: ristabilire ogni giorno la distinzione tra il mondo ordinato e il caos indistinto.
Come si svolgeva il rito
Il «Libro per abbattere Apopi» combina formule recitate e azioni compiute su immagini del nemico. Tra le istruzioni compaiono:
- disegnare Apopi su un papiro nuovo o modellarne una figura di cera;
- scrivere sull'immagine il nome del serpente;
- sputare sull'immagine e calpestarla con il piede sinistro;
- trafiggerla con una lancia e tagliarla con un coltello;
- infine bruciarla nel fuoco.
Gesti simili si compivano anche contro le immagini dei nemici del re e degli dèi, in particolare Seth nelle epoche più tarde. Il rito univa così la protezione del cosmo a quella del faraone e del paese.
I nomi del nemico
Una parte del testo elenca i nomi di Apopi: appellativi come «il malvagio», «il ribelle», «colui che è nel suo fuoco», e molti altri. Nominare il nemico con tutti i suoi nomi serviva a non lasciargli scampo. È lo stesso principio dei testi di esecrazione: ciò che viene nominato può essere colpito.
Quando si celebrava
Il papiro indica che il rito andava compiuto regolarmente nel tempio, e in particolare in momenti di pericolo: quando il cielo si oscurava, durante le tempeste, o in occasione di minacce contro il paese. La protezione del sole era un servizio continuo, non un evento eccezionale.
Apopi nell'iconografia
Apopi è raffigurato nelle tombe e nei papiri funerari come un serpente lunghissimo, spesso con il corpo diviso in segmenti da coltelli. Una celebre vignetta del Libro dei Morti mostra un gatto, forma di Ra, che taglia la testa del serpente sotto un albero di persea. Nei libri dell'aldilà, il serpente viene legato e immobilizzato da divinità armate di catene e lame.
Anche quando è raffigurato, Apopi è spesso già sconfitto: incatenato, trafitto, smembrato. Rappresentarlo vinto era un modo per renderlo innocuo anche nell'immagine.
Un nemico necessario
È interessante che Apopi non venisse mai distrutto definitivamente. Ogni notte tornava, ogni notte veniva respinto. Il pensiero egizio non immaginava una vittoria finale sul caos, ma una vigilanza perpetua. Lo Studio Esoterico Cornelio vi legge una lezione di grande profondità simbolica: l'ordine non è uno stato raggiunto, ma un atto rinnovato ogni giorno, che richiede attenzione, parola e gesto.
In sintesi
- Apopi è il serpente del caos che ogni giorno minaccia il viaggio del sole.
- Non riceveva culto: era la personificazione del non-essere.
- Il papiro Bremner-Rhind, di epoca tolemaica, contiene il «Libro per abbattere Apopi».
- Il rito prevedeva immagini del serpente da sputare, calpestare, trafiggere e bruciare.
- La vittoria su Apopi non era definitiva, ma un atto da rinnovare ogni giorno.