Nel Medio Regno, e soprattutto tra la XII e la XIII dinastia, gli Egizi produssero oggetti tanto belli quanto enigmatici: lame ricurve d'avorio, lunghe come un avambraccio, incise con una processione di creature fantastiche. Gli studiosi le chiamano bacchette apotropaiche o «coltelli magici». Non servivano a tagliare: erano strumenti di protezione legati al momento più delicato della vita, la nascita e la prima infanzia.
La materia e la forma
La maggior parte delle bacchette è ricavata da una zanna di ippopotamo, tagliata per il lungo. La curvatura naturale del dente dà all'oggetto la sua forma a mezzaluna. La scelta non era casuale: l'ippopotamo femmina, protettiva e temibile, era l'animale della dea Taweret, custode delle partorienti. Usare il suo avorio significava trasferire nell'oggetto la forza dell'animale.
Molte bacchette terminano con una testa di leone o di sciacallo a un'estremità. Alcune presentano un'usura evidente lungo un margine, come se fossero state passate più volte su una superficie o tracciate a terra.
Le figure incise
Su una o entrambe le facce sfila una serie di esseri protettori. Le figure più comuni sono:
| Figura | Ruolo simbolico |
|---|---|
| Taweret, ippopotamo eretto | Protezione della madre e del parto |
| Bes, o la sua forma più antica Aha | Difesa del neonato da presenze ostili |
| Grifone con testa di falco | Forza che sorveglia e respinge |
| Gatto, leone, leonessa | Animali guardiani, spesso armati di coltelli |
| Rana | La fecondità e la dea Heqet |
| Occhio udjat e disco solare | Integrità e luce del sole nascente |
| Tartaruga, serpente | Forze pericolose rese inoffensive |
Molte creature impugnano coltelli. Non sono figure minacciose per chi è protetto: sono armate contro ciò che potrebbe nuocere. Il loro aspetto spaventoso è al servizio della difesa.
Le iscrizioni
Su alcune bacchette compaiono brevi testi che rendono esplicito lo scopo. Le formule dicono, in sostanza, che le figure sono venute a proteggere una persona nominata, spesso indicata come «la signora della casa» o un bambino di cui si dà il nome. Un'espressione ricorrente parla di una protezione «di notte e di giorno».
Questo dettaglio è prezioso: le bacchette non erano oggetti generici, ma venivano dedicate a individui precisi. Alcune portano più nomi, segno che potevano passare da una nascita all'altra all'interno della stessa famiglia.
Il legame con il sole
Molti studiosi ritengono che le figure della bacchetta rappresentino gli dèi che accompagnano il sole nel suo viaggio notturno e lo difendono dai pericoli fino alla rinascita all'alba. Il neonato veniva così assimilato al sole bambino: fragile, minacciato dalle tenebre, ma destinato a sorgere. È un'analogia tipica del pensiero egizio, che collegava il destino di ogni essere ai cicli del cosmo.
Come venivano usate
Le fonti non descrivono con precisione il rito, ma l'archeologia e l'usura degli oggetti suggeriscono alcune ipotesi largamente condivise:
- la bacchetta veniva forse usata per tracciare un cerchio attorno al luogo del parto o al letto del bambino, delimitando uno spazio protetto;
- poteva essere posata accanto alla madre o al neonato durante la notte;
- in alcuni casi veniva infine deposta nella tomba del proprietario, come oggetto personale.
Una bacchetta di questo tipo fu trovata anche nella cassa di papiri del Ramesseum, insieme ad altri strumenti di uno specialista dei riti: segno che chi le usava poteva essere un professionista, non soltanto un familiare.
Taweret e Bes nella casa
Le bacchette appartengono a un insieme più ampio di oggetti domestici legati alla nascita. Tra questi c'erano i mattoni del parto, su cui la donna si accovacciava, decorati con scene di madre e bambino, e più tardi i poggiatesta, i letti e gli specchi decorati con Bes e Taweret. Insieme formavano un ambiente in cui ogni oggetto parlava di protezione.
Un'arte della soglia
La bacchetta d'avorio ci mostra un aspetto essenziale della magia egizia: essa si concentrava nei momenti di passaggio, quando la vita è più esposta. La nascita, come la morte, era una soglia. Il Maestro Cornelio sottolinea come le stesse immagini che accompagnano il sole nella notte vegliassero anche sulla culla: per gli Egizi cosmo e casa erano governati dalla stessa legge.
In sintesi
- Le bacchette apotropaiche del Medio Regno sono ricavate da zanne di ippopotamo.
- Recano figure protettive come Taweret, Bes, grifoni, leoni e rane, spesso armate di coltelli.
- Le iscrizioni le dedicano a madri e bambini nominati, per una protezione notturna e diurna.
- L'usura suggerisce che servissero a tracciare uno spazio protetto attorno al parto.
- Le figure richiamano gli dèi che proteggono il sole nel suo viaggio notturno.