I Romani riconoscevano apertamente di aver ricevuto da un altro popolo una parte importante della loro scienza religiosa. Per interpretare i segni divini più complessi si rivolgevano agli aruspici etruschi, eredi di una tradizione che chiamavano Etrusca disciplina. In essa si univano la lettura delle viscere degli animali sacrificati, l'interpretazione dei fulmini e un vasto insieme di regole rituali.
Tagete, il fanciullo dalla terra
Gli Etruschi raccontavano che la loro disciplina era stata rivelata da un essere prodigioso, Tagete. Cicerone, nel De divinatione, riferisce la leggenda: nel territorio di Tarquinia, mentre un uomo arava un campo, da un solco più profondo degli altri emerse all'improvviso un fanciullo dall'aspetto infantile ma con la saggezza di un vecchio. Accorsi i capi etruschi, Tagete dettò loro i principi dell'arte divinatoria, che furono poi messi per iscritto.
La tradizione ricordava anche una figura femminile, la ninfa Vegoia, collegata alle norme sui confini dei campi e alla sacralità dei limiti.
I libri della disciplina
Le fonti latine dividono il sapere etrusco in tre grandi gruppi di testi:
| Gruppo | Contenuto |
|---|---|
| Libri haruspicini | La lettura delle viscere, soprattutto del fegato |
| Libri fulgurales | L'interpretazione dei fulmini |
| Libri rituales | Le regole per fondare città, consacrare luoghi, organizzare la vita civile e militare |
Questi libri non ci sono giunti. Li conosciamo attraverso citazioni e riassunti di autori latini, che spesso li tradussero o li commentarono.
Il fegato come mappa del cielo
Nella tradizione etrusca il fegato dell'animale sacrificato, in genere una pecora, era considerato un microcosmo: una riproduzione in piccolo dell'ordine celeste. L'aruspice lo esaminava attentamente, osservandone la forma, il colore, le anomalie, e collegava ciascuna parte a una divinità.
Allo stesso modo, il cielo era diviso in sedici regioni, ciascuna abitata da dèi diversi. La parte orientale era considerata favorevole, quella occidentale sfavorevole. Il fegato riproduceva questa divisione, così che un segno in una certa zona dell'organo rimandava a un preciso settore del cosmo e a chi lo governava.
Il fegato di Piacenza
La prova materiale di questo sistema è uno degli oggetti più straordinari dell'archeologia italiana. Nel 1877, nelle campagne vicino a Piacenza, un contadino rinvenne un modellino in bronzo di fegato di pecora, lungo poco più di una mano, oggi conservato nei Musei civici di Palazzo Farnese a Piacenza. Viene datato generalmente fra il II e il I secolo a.C.
Le sue caratteristiche principali sono:
- la superficie superiore è suddivisa in caselle, ognuna delle quali reca incisi in etrusco i nomi di divinità;
- il bordo esterno è diviso in sedici settori, che corrispondono alle sedici regioni del cielo;
- vi compaiono rilievi che riproducono le parti anatomiche dell'organo, come la cistifellea e le sporgenze;
- sulla faccia inferiore il fegato è diviso in due metà con i nomi del Sole e della Luna.
Fra i nomi leggibili compaiono divinità come Tin, l'equivalente etrusco di Giove, Uni e altre figure del pantheon etrusco. L'oggetto serviva probabilmente come strumento didattico o come modello di riferimento per l'aruspice.
I fulmini
Altrettanto importante era la scienza dei fulmini. Gli Etruschi distinguevano i fulmini a seconda della regione del cielo da cui provenivano, della divinità che li scagliava e dell'effetto prodotto. Secondo le fonti latine, Tin poteva lanciare tre tipi di fulmine: uno di avvertimento, che decideva da solo; uno più grave, per il quale doveva consultare altri dèi; e un terzo, distruttivo, per il quale serviva l'assenso di divinità superiori e nascoste.
Il luogo colpito da un fulmine diventava sacro: veniva purificato e spesso recintato, e i resti del fulmine venivano ritualmente «sepolti».
Gli aruspici a Roma
A Roma gli aruspici non erano un collegio sacerdotale romano in senso stretto, ma esperti chiamati dal senato per interpretare prodigi e sacrifici. L'imperatore Claudio, grande studioso della lingua e della storia etrusca, si preoccupò di dare stabilità a un ordine di aruspici, perché questa antica scienza non andasse perduta.
L'episodio più famoso riguarda Giulio Cesare. L'aruspice Spurinna, durante un sacrificio, lo avvertì di un grave pericolo che non sarebbe andato oltre le Idi di marzo. Il giorno stesso, secondo il racconto, Cesare scherzò con lui dicendo che le Idi erano arrivate, e Spurinna rispose che erano arrivate, ma non ancora passate.
La disciplina etrusca sopravvisse a lungo: ancora all'inizio del V secolo, durante l'assedio di Roma da parte di Alarico, alcuni aruspici si offrirono di proteggere la città con i loro riti.
In sintesi
- L'Etrusca disciplina univa lettura delle viscere, interpretazione dei fulmini e regole rituali.
- La tradizione la attribuiva alla rivelazione di Tagete, emerso da un solco presso Tarquinia.
- Il fegato era considerato un microcosmo, specchio delle sedici regioni del cielo.
- Il fegato di bronzo di Piacenza, trovato nel 1877, reca i nomi delle divinità nelle sue caselle.
- Gli aruspici furono consultati a lungo da Roma, come mostra l'avvertimento di Spurinna a Cesare.