Ω Grecia e Roma

Defixiones del circo: maledizioni contro aurighi e cavalli

Le tavolette di piombo contro aurighi e cavalli nei circhi romani: fazioni, formule per legare, luoghi di deposito e l'immaginario dei ritrovamenti.

Le corse dei carri erano lo spettacolo più amato del mondo romano. Nei circhi si radunavano folle immense, il tifo per le squadre poteva sfociare in risse e tumulti, e gli aurighi più vittoriosi diventavano celebrità ricchissime. In questo clima di passione e di scommesse nacque un genere specifico di testi magici: le defixiones agonistiche, le tavolette di maledizione destinate a far perdere un auriga rivale e i suoi cavalli.

Le fazioni

Per capire queste tavolette bisogna conoscere l'organizzazione delle corse. A Roma e poi in tutto l'impero le squadre erano raggruppate in fazioni distinte dal colore delle tuniche:

  • i Verdi (Prasina);
  • gli Azzurri (Veneta);
  • i Bianchi (Albata);
  • i Rossi (Russata).

Le fazioni erano vere organizzazioni, con scuderie, personale e sostenitori accaniti. Una tavoletta di maledizione colpiva quindi non solo un uomo, ma un'intera squadra con i suoi colori.

Dove sono state trovate

I ritrovamenti più ricchi provengono dall'Africa romana, in particolare da Cartagine e da Hadrumetum, l'odierna Sousse in Tunisia. Un altro gruppo importante viene da Roma, da un sepolcreto lungo la via Appia, presso l'attuale Porta San Sebastiano, dove le lamine furono rinvenute nel XIX secolo. Altre tavolette sono note dal Vicino Oriente, per esempio da Antiochia e da altri centri dotati di ippodromo.

I luoghi di deposito seguivano due logiche:

  1. le tombe, perché i morti, soprattutto quelli morti prima del tempo, erano considerati intermediari verso le potenze sotterranee;
  2. il circo stesso, vicino ai cancelli di partenza o alla meta attorno a cui i carri giravano, cioè proprio dove la caduta di un auriga era più probabile.

Le formule: legare il corpo e la corsa

Il verbo chiave di tutte le defixiones è legare: in greco katadein, in latino defigere e obligare. Nelle tavolette del circo, il legame si applica con precisione quasi tecnica al corpo dell'auriga e dei cavalli. I testi chiedono che:

  • i cavalli non possano correre, girare, né uscire dai cancelli;
  • le loro zampe siano legate e i loro occhi accecati, perché non vedano la pista;
  • l'auriga non riesca a tenere le redini né a frustare;
  • alla curva, uomo e cavalli cadano e siano trascinati.

Spesso il testo elenca i cavalli per nome, uno per uno. Questi elenchi sono diventati una fonte preziosa per gli storici dello sport antico, perché conservano i nomi di animali famosi, che altrimenti sarebbero andati perduti. I nomi rimandano spesso a qualità di velocità, bellezza o vittoria.

Le potenze invocate

Le divinità e gli spiriti chiamati in causa variano. Molte tavolette in greco si rivolgono a demoni e a spiriti dei morti, con lunghe sequenze di nomi divini incomprensibili, le cosiddette voces magicae. Altre invocano divinità sotterranee come Ecate o Hermes nel suo aspetto infernale. Nel gruppo di Roma compaiono disegni di una figura con testa animale, spesso interpretata come una rappresentazione di Seth-Tifone, il dio egizio del caos, accanto a figure avvolte da serpenti.

L'insieme mostra quanto queste pratiche fossero sincretiche: un auriga cartaginese poteva essere maledetto in greco, con nomi divini egizi ed ebraici, su una tavoletta realizzata da uno specialista che lavorava su commissione.

Professionisti e clienti

Le tavolette del circo mostrano spesso un formulario ripetuto, segno che venivano prodotte da specialisti che adattavano un modello al caso concreto, inserendo i nomi dell'auriga, della fazione e dei cavalli. Chi le commissionava poteva essere un auriga concorrente, un sostenitore appassionato o uno scommettitore.

L'ambiente delle corse era così associato alla magia che lo storico Ammiano Marcellino riferisce il caso di un auriga, Ilarino, condannato a morte a Roma per aver affidato il figlio a un esperto perché gli insegnasse arti segrete.

Una magia del rischio

Le defixiones agonistiche ci dicono molto sulla psicologia del mondo antico. La corsa era un luogo di rischio estremo, dove la differenza fra gloria e rovina dipendeva da un attimo: una ruota che si spezza, un cavallo che scarta, un urto alla curva. In un contesto così incerto, la tavoletta di piombo era un tentativo di controllare il caso, di piegare la fortuna a proprio favore.

Per lo studioso di tradizioni, e per il lavoro di ricerca storica dello Studio Esoterico Cornelio, questi testi sono una testimonianza diretta di come il linguaggio del legare, nato in contesti giudiziari ed erotici, si estese a ogni ambito della vita in cui c'erano avversari da vincere.

In sintesi

  • Le defixiones agonistiche cercavano di far perdere aurighi e cavalli delle fazioni rivali.
  • Le fazioni erano Verdi, Azzurri, Bianchi e Rossi, vere organizzazioni con scuderie e tifosi.
  • I ritrovamenti principali vengono da Cartagine, Hadrumetum e da un sepolcreto della via Appia a Roma.
  • Le formule chiedono di legare zampe, occhi e redini e di far cadere i carri alla curva.
  • Gli elenchi di cavalli per nome sono una fonte preziosa per la storia delle corse antiche.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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