Ω Grecia e Roma

Erittone nella Farsaglia di Lucano: la maga che fa parlare i morti

Il sesto libro della Farsaglia: Sesto Pompeo consulta la maga tessala Erittone, il rito sul cadavere del soldato, la profezia e l'eco in Dante e Goethe.

Fra tutte le maghe della letteratura antica, nessuna è più terribile di Erittone. La sua figura domina il sesto libro della Farsaglia, il poema epico in cui Lucano, nipote del filosofo Seneca, racconta la guerra civile fra Cesare e Pompeo. In un'opera che rinuncia di proposito all'intervento degli dèi tradizionali, la magia nera di Erittone diventa l'unica forza soprannaturale capace di squarciare il velo del futuro.

Il contesto: la vigilia di Farsalo

L'episodio si colloca in Tessaglia, alla vigilia della battaglia di Farsalo, che deciderà le sorti della guerra. Sesto Pompeo, figlio minore di Pompeo Magno, è tormentato dall'ansia per l'esito dello scontro. Non vuole interrogare gli oracoli di Delfi o di Dodona, né gli indovini che leggono le viscere e il volo degli uccelli: cerca un sapere proibito.

Lucano lo presenta con disprezzo come un giovane indegno del padre, che preferisce le arti oscure alla religione legittima. Approfittando della fama della regione, decide di rivolgersi alla più potente delle maghe tessale.

Il ritratto della maga

Prima di introdurre Erittone, Lucano dedica una lunga sezione alle maghe di Tessaglia in generale: le loro formule fermano i fiumi, piegano i venti, rovesciano il corso degli astri, costringono gli dèi a obbedire. Poi descrive Erittone, che supera tutte le altre.

Vive fra le tombe abbandonate, evita le case degli uomini, ha un volto pallido e magro e una voce che fa tremare gli dèi infernali. Usa per i suoi riti resti umani sottratti ai roghi e alle sepolture, e la sua sola presenza contamina l'aria. È una figura costruita per suscitare orrore, l'opposto esatto della sacerdotessa ispirata.

Il rito sul cadavere

Su richiesta di Sesto, Erittone accetta di far parlare un morto. Sceglie fra i caduti di uno scontro recente il cadavere di un soldato i cui polmoni e la cui gola siano ancora intatti, perché la voce possa uscire chiara. Lo trascina con un uncino fino a una grotta oscura, vicina, secondo il poeta, ai confini dell'oltretomba.

Il rito si svolge in più fasi:

  1. Erittone apre il petto del cadavere e lo riempie di sangue caldo e di una pozione;
  2. nella pozione mescola ingredienti mostruosi, tratti da animali feroci e rari, elencati da Lucano in un lungo catalogo;
  3. pronuncia un incantesimo con una voce fatta di versi di animali, ululati di lupi, sibili di serpenti, fragore d'onde;
  4. invoca le Furie, Ecate, Persefone, il Caos e le potenze dell'oltretomba;
  5. quando l'anima esita a tornare nel corpo, la maga minaccia gli dèi infernali, dichiarando di conoscere nomi segreti che li costringeranno a obbedire.

Il ritorno e la profezia

Alla fine l'anima rientra nel corpo. Il cadavere si rianima con movimenti rigidi e innaturali, apre gli occhi e piange, perché non vuole tornare alla vita. Erittone gli ordina di parlare, promettendogli in cambio che nessuna magia lo disturberà mai più.

Il morto racconta allora ciò che ha visto nell'oltretomba: le ombre dei grandi Romani del passato sono sconvolte dalla guerra civile. Gli eroi della repubblica piangono, mentre i grandi ribelli della storia romana, come Catilina, esultano. Il destino della famiglia di Pompeo è segnato, e il morto lascia intendere che anche i protagonisti della guerra troveranno la loro fine lontano dalla patria.

Concluso il responso, Erittone prepara un rogo e vi pone il cadavere, perché possa morire di nuovo e trovare riposo.

Il significato nel poema

L'episodio di Erittone non è un semplice pezzo di bravura macabra. Ha una funzione precisa nell'opera:

  • sostituisce le profezie divine tipiche dell'epica tradizionale, che Lucano rifiuta;
  • esprime l'idea che la guerra civile sia un'empietà così grande da sconvolgere persino i morti;
  • mostra un mondo in cui l'ordine naturale è rovesciato, dove le leggi del cosmo obbediscono a una maga.

Erittone dopo Lucano

La forza di questa figura attraversò i secoli. Dante, nel nono canto dell'Inferno, fa raccontare a Virgilio di essere già sceso una volta nel cerchio più profondo dell'abisso, costretto dagli incantesimi della «cruda» Erittone a riportare su uno spirito. È un dettaglio che il poeta medievale inventa, ma che mostra quanto la maga di Lucano fosse ancora celebre.

Molto più tardi Goethe, nella seconda parte del Faust, apre la scena della Notte di Valpurga classica proprio con un monologo di Erittone, che si aggira sul campo di Farsalo. La maga tessala diventa così un ponte fra l'antichità e la cultura moderna.

Necromanzia e immaginario antico

Rispetto alla Nekyia omerica, dove Odisseo evoca i morti con un rito sobrio e rispettoso, Erittone rappresenta il volto più estremo della necromanzia: la violenza sul corpo del defunto, la costrizione delle potenze divine, la rottura di ogni limite. Lucano costruisce con lei un simbolo del caos morale della guerra civile, e la letteratura successiva ne fa l'archetipo della maga oscura.

In sintesi

  • Erittone è la maga tessala che domina il sesto libro della Farsaglia di Lucano.
  • Sesto Pompeo la consulta alla vigilia di Farsalo per conoscere l'esito della guerra.
  • La maga rianima il cadavere di un soldato con un rito terribile e minacce agli dèi infernali.
  • Il morto rivela lo sconvolgimento delle ombre romane e la sorte della famiglia di Pompeo.
  • Dante e Goethe ripresero la figura di Erittone, facendone un archetipo della maga oscura.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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