Fra le tavolette di maledizione del mondo greco, il gruppo più antico e numeroso non riguarda l'amore né le gare sportive, ma i tribunali. Nella Grecia classica, e in particolare ad Atene, la vita civile ruotava attorno ai processi, nei quali i cittadini parlavano in prima persona davanti a giurie popolari. Vincere o perdere dipendeva in gran parte dalla capacità di parlare bene. Per questo si cercava di colpire proprio la parola dell'avversario.
Le prime tavolette: Selinunte
Le testimonianze più antiche di katadesmoi, «legamenti», in lingua greca provengono dalla Sicilia, e in particolare da Selinunte, dove numerose lamine di piombo furono deposte nel santuario della Malophoros, una divinità legata a Demetra. Le più antiche risalgono a un periodo fra la fine del VI e il V secolo a.C., e molte di esse hanno già un carattere giudiziario: elencano i nomi degli avversari in una causa e chiedono che la loro lingua sia resa inefficace.
Questo dato è importante: la pratica appare fin dall'inizio legata alla competizione pubblica, e non soltanto a rancori privati.
Atene e il Ceramico
In Attica le tavolette di maledizione sono numerose a partire dal V e soprattutto dal IV secolo a.C. Molte furono deposte nelle tombe del Ceramico, il grande cimitero alle porte di Atene. La scelta del luogo non era casuale: il defunto era immaginato come un messaggero capace di portare la richiesta alle divinità sotterranee, come Hermes Katochos, «colui che trattiene», e Persefone.
Le lamine venivano di solito:
- incise con il nome della vittima e la formula;
- arrotolate o piegate più volte su sé stesse;
- trafitte con un chiodo, gesto che rendeva visibile l'idea del fissare e del bloccare;
- deposte in una tomba, in un pozzo o in un luogo sotterraneo.
La formula del legare
La struttura dei testi giudiziari è spesso molto semplice. Il verbo è katadō, «io lego», seguito dal nome dell'avversario e dalle parti del corpo o delle facoltà da colpire. Le più frequenti sono:
- la lingua, perché l'avversario non riesca a parlare in modo convincente;
- la mente o lo spirito, perché si confonda;
- le mani e i piedi, a indicare l'immobilità complessiva;
- le parole e le azioni.
Non di rado la maledizione si estende a una lista di persone: oltre all'avversario principale, i suoi sostenitori, i testimoni, coloro che parleranno a suo favore. In un processo ateniese era infatti comune che amici e alleati prendessero la parola per sostenere una delle parti.
Un'arma preventiva
Gli studiosi hanno notato che le defixiones giudiziarie non chiedono quasi mai la morte o la rovina definitiva dell'avversario. Il loro scopo è più limitato e concreto: neutralizzarlo per la durata del processo. È una magia del momento decisivo, che vuole impedire all'altro di dare il meglio di sé proprio quando conta.
Questo spiega anche perché raramente le tavolette spieghino la causa del conflitto. Chi le scriveva non doveva convincere nessuno della propria ragione: voleva solo vincere.
La testimonianza di Platone
Che queste pratiche fossero diffuse e conosciute lo conferma Platone. Nella Repubblica, descrivendo i sacerdoti itineranti e gli indovini che bussavano alle porte dei ricchi, scrive che costoro promettevano, a pagamento, di danneggiare un nemico, giusto o ingiusto che fosse, con incantesimi e legamenti, sostenendo di poter persuadere gli dèi a servirli.
Nelle Leggi, inoltre, Platone si occupa di chi nuoce agli altri con incantesimi, figure di cera e legamenti, proponendo di punirlo. Le sue pagine mostrano due atteggiamenti: il disprezzo del filosofo per la credulità e, insieme, la consapevolezza che queste pratiche turbavano davvero la vita della città.
Chi scriveva le tavolette
La qualità delle lamine varia molto. Alcune sono incise con mano incerta e contengono solo un nome; altre mostrano formule elaborate e una scrittura regolare, segno dell'intervento di specialisti. È probabile che accanto alla pratica fai da te esistesse un piccolo mercato di esperti, proprio come lascia intendere Platone.
Classificare le defixiones
Gli studiosi moderni, a partire dalle grandi raccolte di Richard Wünsch e di Auguste Audollent, hanno raggruppato le tavolette per contesto d'uso:
| Tipo | Ambito |
|---|---|
| Giudiziarie | Processi e liti in tribunale |
| Agonistiche | Gare atletiche e corse dei carri |
| Erotiche | Desiderio e rivalità amorose |
| Commerciali | Concorrenza fra botteghe e mestieri |
| Preghiere di giustizia | Richieste di punizione per un torto subito |
Le giudiziarie restano, per l'Atene classica, il gruppo più caratteristico, perché riflettono una società in cui la parola pubblica era potere.
In sintesi
- Le defixiones giudiziarie miravano a legare la lingua e la mente degli avversari in tribunale.
- Le più antiche in greco provengono da Selinunte, fra VI e V secolo a.C.
- Ad Atene molte furono deposte nelle tombe del Ceramico, arrotolate e trafitte da chiodi.
- Lo scopo era neutralizzare l'avversario durante il processo, non distruggerlo.
- Platone, nella Repubblica e nelle Leggi, testimonia la diffusione di incantesimi e legamenti a pagamento.