Per i Mesopotamici la morte non era una fine assoluta. Del defunto restava qualcosa: un'ombra, un soffio, una presenza che scendeva nel mondo infero ma poteva ancora entrare in relazione con i vivi. In accadico questa presenza si chiamava eṭemmu, lo «spirito» o «spettro». Il modo in cui i vivi la trattavano decideva se sarebbe stata un antenato benevolo o un fantasma inquieto.
Il mondo infero
Il regno dei morti, governato dalla dea Ereškigal e dal dio Nergal, era descritto come un luogo oscuro e polveroso, una «terra senza ritorno» dove i defunti si nutrivano di polvere e argilla. Non era un luogo di premio o di castigo morale, ma una condizione comune a tutti. Ciò che poteva rendere più sopportabile quella condizione erano le offerte dei vivi.
Il kispu, il pasto dei morti
Il culto domestico degli antenati si chiamava kispu. Consisteva in offerte regolari, spesso mensili, legate in particolare al momento della luna nuova. Il responsabile era di solito il figlio o l'erede, chiamato in alcuni testi pāqidu, «colui che si prende cura».
Il kispu comprendeva tre gesti fondamentali:
| Gesto | Termine accadico | Significato |
|---|---|---|
| Offrire cibo | kispu | nutrire il defunto |
| Versare acqua | mê naqû | dissetare chi abita nella polvere |
| Pronunciare il nome | šuma zakāru | mantenere viva la memoria |
L'ultimo punto è decisivo. Invocare il nome del defunto significava tenerlo legato alla famiglia e alla sua storia. Un morto di cui nessuno ricordava più il nome perdeva il suo posto nella rete dei vivi.
I fantasmi inquieti
Se il kispu veniva trascurato, o se il defunto non aveva ricevuto una sepoltura adeguata, lo spirito poteva diventare errante. I testi indicano diverse categorie di spettri pericolosi:
- chi era morto senza sepoltura, in un campo o nel deserto;
- chi era annegato o morto lontano da casa;
- chi non aveva discendenti che gli portassero offerte;
- chi era morto prima del tempo, come le giovani donne non sposate.
La tradizione attribuiva a questi fantasmi molti disturbi: incubi, apparizioni notturne, rumori, sventure in casa. L'esorcista disponeva di rituali specifici per placarli e rimandarli nel mondo infero.
Rimandare lo spettro
Molti rituali contro gli spettri seguono uno schema riconoscibile. Si preparava una figurina che rappresentava il fantasma, la si vestiva e le si fornivano provviste per il viaggio: acqua, farina, a volte sandali. Poi la si «inviava» verso l'occidente, la direzione del tramonto e del mondo dei morti, oppure la si seppelliva. Il fantasma veniva così trattato con rispetto e insieme allontanato: non distrutto, ma accompagnato al suo luogo.
Evocare i morti
Accanto alla protezione dagli spettri esisteva anche il tentativo di interrogarli. I testi cuneiformi conoscono figure chiamate ša eṭemmi, «quello dello spirito», e muššēlû eṭemmi, «colui che fa salire lo spirito». Pochi rituali, studiati soprattutto da Irving Finkel, descrivono preparati da applicare sul viso per poter vedere uno spirito e parlare con lui.
Un'eco letteraria di questa idea si trova nella dodicesima tavoletta dell'Epopea di Gilgamesh, dove lo spirito di Enkidu sale dal mondo infero attraverso un'apertura nella terra e racconta a Gilgamesh la sorte dei morti: chi ha molti figli sta meglio, chi non ha sepoltura vaga senza riposo.
Un confronto con il Levante
Il culto degli antenati e la consultazione dei morti erano diffusi in tutto il Vicino Oriente. A Ugarit si conoscono testi sui rapiʾūma, gli antenati regali, e nella Bibbia ebraica il racconto della negromante di Endor mostra che l'evocazione dei defunti era conosciuta, anche se condannata dalla legge israelitica.
Una lettura simbolica
Il kispu è forse uno dei riti più umani del mondo antico. Ricordare il nome, versare l'acqua, condividere il cibo: sono gesti semplici, che legano le generazioni. Nella prospettiva dell'Officina Ermetica ricordano che ogni persona porta in sé una catena di antenati, e che la memoria custodita con rispetto è una forma di pace, per chi vive e per chi è passato oltre.
In sintesi
- L'eṭemmu era lo spirito del defunto, destinato al mondo infero di Ereškigal e Nergal.
- Il kispu era il culto domestico degli antenati: cibo, acqua e invocazione del nome.
- Gli spiriti trascurati o senza sepoltura potevano diventare fantasmi inquieti.
- Gli esorcisti li rimandavano nel mondo infero con figurine e provviste per il viaggio.
- Alcuni rari testi descrivono tecniche per vedere e interrogare gli spiriti dei morti.