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L'Apologia di Apuleio: un filosofo accusato di magia a Sabratha

Il discorso con cui Apuleio si difese dall'accusa di aver sedotto Pudentilla con la magia: i capi d'accusa, gli argomenti e la sua idea di mago.

Fra i testi antichi sulla magia, ce n'è uno che occupa un posto speciale perché non è un trattato né un manuale, ma un discorso di difesa realmente pronunciato. È l'Apologia, nota anche come Pro se de magia, con cui lo scrittore e filosofo platonico Apuleio di Madaura rispose all'accusa di aver usato arti magiche per conquistare una ricca vedova. Lo stesso autore delle Metamorfosi, il romanzo dell'asino d'oro, si trovò così a dover dimostrare davanti a un tribunale di non essere un mago.

I fatti

Apuleio, nato a Madaura nell'attuale Algeria, era un intellettuale brillante, formato a Cartagine e ad Atene, viaggiatore curioso e conferenziere apprezzato. Durante un viaggio si fermò a Oea, l'odierna Tripoli, dove ritrovò un amico di studi, Ponziano. Fu proprio Ponziano a incoraggiarlo a sposare sua madre, Emilia Pudentilla, vedova da anni e molto benestante.

Il matrimonio scatenò l'ostilità di una parte della famiglia del primo marito. Il cognato di Pudentilla, Sicinio Emiliano, insieme ad altri parenti, accusò Apuleio di aver sedotto la donna con incantesimi e filtri per impadronirsi del suo patrimonio. Il processo si svolse a Sabratha, davanti al proconsole d'Africa Claudio Massimo, intorno al 158-159 d.C.

I capi d'accusa

L'interesse dell'Apologia sta anche nel catalogo concreto delle accuse, che ci mostra quali comportamenti potessero apparire sospetti a un osservatore dell'epoca. Apuleio le riprende e le smonta una per una:

  1. aveva cercato di procurarsi pesci di specie particolari, il che faceva pensare a ingredienti per filtri;
  2. un ragazzo di nome Tallo era caduto a terra in sua presenza, come se fosse stato incantato;
  3. conservava in casa di Ponziano oggetti avvolti in un panno di lino, di cui nessuno conosceva il contenuto;
  4. aveva celebrato sacrifici notturni nella casa di un conoscente, dove erano rimasti fuliggine e piume;
  5. teneva una statuetta di legno dall'aspetto macabro, che venerava chiamandola con un titolo regale;
  6. persino una sua poesia scherzosa su una polvere per i denti e l'uso di uno specchio furono presentati come indizi di vanità e di stranezza.

La difesa: il filosofo curioso

La strategia di Apuleio è brillante e spesso ironica. Ai pesci risponde che li studiava da naturalista, sulle orme di Aristotele, per comprenderne l'anatomia. Il ragazzo caduto a terra, spiega, soffriva di un male che lo colpiva comunque, indipendentemente da lui. Gli oggetti avvolti nel lino erano simboli sacri ricevuti in diverse iniziazioni misteriche, che un iniziato non può rivelare.

La statuetta, dice, non era uno scheletro ma un'immagine di Mercurio, fatta intagliare da un artigiano della zona; la porta in tribunale perché tutti possano vederla. Quanto allo specchio, Apuleio coglie l'occasione per una vera digressione filosofica sulla riflessione della luce e sul conoscere se stessi.

Sul matrimonio, infine, presenta i documenti: la dote era modesta, Pudentilla aveva liberamente scelto, e il testamento della donna favoriva i figli, non lui.

Che cos'è un mago?

Il passo più famoso dell'Apologia riguarda la definizione stessa di mago. Apuleio ricorda che nella lingua dei Persiani magus significa sacerdote, e richiama un dialogo attribuito a Platone in cui l'educazione dei principi persiani comprende la magia di Zoroastro, cioè il culto degli dèi. Se questo è il mago, dice, non c'è nulla di criminale: è un sapere religioso e venerabile.

Se invece per mago si intende, come fa il volgo, colui che per la comunione con gli dèi immortali può ottenere qualunque cosa con la forza misteriosa degli incantesimi, allora l'accusa è contraddittoria: un uomo così potente non si lascerebbe mai portare in tribunale.

Questa doppia definizione è preziosa perché mostra la tensione, già antica, fra due idee di magia:

Accezione Significato
Colta Sapienza sacerdotale dei magi persiani, culto degli dèi
Popolare Potere occulto di ottenere effetti con incantesimi

L'esito

Non conosciamo con certezza la sentenza, ma tutto lascia pensare che Apuleio sia stato assolto: negli anni successivi visse a Cartagine, onorato come oratore e filosofo, e il testo dell'Apologia fu da lui stesso rivisto e diffuso. Un condannato per magia difficilmente avrebbe potuto godere di una simile fama pubblica.

Il significato del testo

L'Apologia mostra quanto fosse sottile, nel II secolo, il confine fra filosofo, iniziato e mago. Lo studio della natura, la partecipazione ai misteri, la pietà personale verso un dio potevano essere letti da un avversario come pratiche occulte. Apuleio rivendica la dignità della ricerca e della religione interiore contro il sospetto e il pettegolezzo, e in questo il suo discorso resta di grande attualità per chi studia la storia del pensiero esoterico.

In sintesi

  • L'Apologia è il discorso con cui Apuleio si difese dall'accusa di magia a Sabratha, intorno al 158-159 d.C.
  • Era accusato di aver conquistato con incantesimi la ricca vedova Emilia Pudentilla.
  • Le accuse riguardavano pesci, oggetti sacri avvolti nel lino, sacrifici notturni e una statuetta.
  • Apuleio distingue fra il mago come sacerdote persiano e il mago come operatore di incantesimi.
  • Tutto lascia pensare che sia stato assolto e abbia continuato la sua carriera a Cartagine.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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