Ω Grecia e Roma

Auguri e auspici: leggere il volo degli uccelli nell'antica Roma

Il collegio degli àuguri, il lituo e il templum celeste, i segni degli uccelli e dei polli sacri, gli auspici di Romolo e il caso di Claudio Pulcro.

A Roma nessuna decisione pubblica importante veniva presa senza aver prima chiesto il consenso degli dèi. Prima di un'assemblea, di una battaglia, dell'insediamento di un magistrato, qualcuno doveva prendere gli auspici. La parola stessa lo spiega: auspicium deriva da avis, «uccello», e specere, «osservare». Osservare gli uccelli era, per i Romani, il modo più antico e autorevole di conoscere la volontà di Giove.

Il collegio degli àuguri

Gli esperti di questa arte erano gli àuguri, membri di uno dei grandi collegi sacerdotali dello Stato. Il loro compito non era predire il futuro in senso generico, ma stabilire se un'azione progettata fosse approvata o no dagli dèi. La differenza è importante: l'àugure non diceva che cosa sarebbe accaduto, diceva se si poteva procedere.

Essere àugure era un grande onore, riservato a personaggi di primo piano. Cicerone ricoprì questa carica e scrisse il dialogo De divinatione, in cui discute con grande lucidità il valore della divinazione, riferendo anche la battuta attribuita a Catone, secondo cui si stupiva che un aruspice non ridesse quando ne incontrava un altro.

Il lituo e il templum

Lo strumento dell'àugure era il lituo, un bastone ricurvo all'estremità, privo di nodi, con cui si tracciavano nel cielo le linee di uno spazio rituale. Questo spazio delimitato si chiamava templum: prima di indicare un edificio sacro, la parola designava infatti una porzione di cielo o di terra ritualmente definita, entro cui i segni avevano valore.

Livio, raccontando l'inaugurazione del re Numa, descrive la scena: l'àugure, con il capo velato, siede su una pietra rivolto verso una direzione stabilita, prende il lituo nella destra, divide lo spazio in regioni, chiede a Giove di mostrare segni certi entro quei confini, e attende.

Destra e sinistra

Per l'àugure romano i segni provenienti da sinistra erano generalmente favorevoli, il contrario di quanto accadeva nella tradizione greca, dove il lato propizio era la destra. La spiegazione più comune è legata all'orientamento: l'osservatore greco e quello romano guardavano in direzioni diverse, e la parte orientale del cielo, legata alla luce, finiva da lati opposti.

I segni

La disciplina augurale distingueva diversi tipi di segni. Un elenco tradizionale comprende:

  1. i segni dal cielo, come fulmini e tuoni;
  2. gli uccelli, osservati per il volo o per il canto;
  3. il comportamento dei polli sacri;
  4. i movimenti di quadrupedi che attraversavano lo spazio osservato;
  5. i segni funesti, eventi straordinari e inattesi.

Fra gli uccelli, alcuni contavano per il volo, come l'aquila e l'avvoltoio, altri per il canto, come il corvo, la cornacchia e la civetta.

Segni richiesti e segni offerti

Esistevano due modalità. Negli auspici impetrativi il magistrato chiedeva esplicitamente un segno e attendeva che si manifestasse. Negli auspici oblativi, invece, il segno si presentava spontaneamente, senza essere richiesto, e poteva interrompere un'azione in corso.

Questa seconda possibilità aveva anche usi politici: un magistrato poteva annunciare di stare osservando il cielo e bloccare così un'assemblea, perché nessuna votazione poteva svolgersi mentre si attendevano i segni.

I polli sacri

In campagna militare non era sempre possibile osservare il cielo con calma. Si usavano allora i polli sacri, custoditi da un addetto chiamato pullarius. Si offriva loro il cibo: se mangiavano con avidità, lasciando cadere pezzi dal becco, il segno era favorevole; se rifiutavano di mangiare, il presagio era negativo.

Comportamento dei polli Significato
Mangiano avidamente, il cibo cade dal becco Segno pienamente favorevole
Mangiano normalmente Neutro o favorevole
Rifiutano il cibo o fuggono Segno sfavorevole

Due episodi celebri

Il primo è all'origine stessa di Roma. Secondo la tradizione raccolta da Livio, Romolo e Remo si affidarono agli auspici per decidere chi dovesse dare il nome alla città. Remo, sull'Aventino, vide per primo sei avvoltoi; Romolo, sul Palatino, ne vide poco dopo dodici. La disputa su chi avesse vinto, se il primo o il più numeroso, portò alla lite fra i fratelli.

Il secondo è un ammonimento. Durante la prima guerra punica, nel 249 a.C., il console Publio Claudio Pulcro, prima della battaglia navale di Drepano, ricevette la notizia che i polli sacri non volevano mangiare. Irritato, li fece gettare in mare dicendo che, se non volevano mangiare, bevessero. La flotta romana subì una pesante sconfitta, e l'episodio fu ricordato per secoli come esempio dell'empietà punita.

In sintesi

  • Auspicium significa osservazione degli uccelli: era il modo romano di chiedere il consenso di Giove.
  • Gli àuguri non predicevano il futuro, ma stabilivano se un'azione era approvata dagli dèi.
  • Con il lituo l'àugure tracciava il templum, lo spazio entro cui i segni avevano valore.
  • I segni comprendevano fulmini, volo e canto degli uccelli, polli sacri e quadrupedi.
  • Gli auspici di Romolo e Remo e il caso di Claudio Pulcro sono gli episodi più celebri della tradizione.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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