Nella poesia latina dell'età di Augusto compare una figura destinata a diventare l'immagine stessa della strega romana: Canidia. A crearla, o almeno a renderla immortale, fu Orazio, che la fa comparire in diverse sue opere, sempre con tratti grotteschi e inquietanti. Leggere i suoi versi significa entrare in un mondo in cui la satira e l'orrore si mescolano, e in cui la magia urbana di Roma prende forma con dettagli sorprendentemente concreti.
Chi era Canidia?
Non sappiamo se dietro Canidia si nascondesse una persona reale. Un antico commentatore di Orazio, Porfirione, sosteneva che il poeta alludesse a una certa Gratidia, una venditrice di profumi di Napoli, e che il nome fosse stato cambiato. È un'indicazione interessante, ma non verificabile. Ciò che conta è che Canidia diventa, nell'opera oraziana, un tipo letterario: la maga che agisce di notte, nei luoghi dei morti, per scopi d'amore e di vendetta.
La Satira I, 8: il racconto di Priapo
Il testo più vivace è l'ottava satira del primo libro. A parlare è una statua di legno di Priapo, il dio dei giardini, collocata negli orti che Mecenate aveva fatto sistemare sull'Esquilino. Quel luogo, prima, era stato un cimitero per i poveri e per gli schiavi: un terreno pieno di ossa, dove ancora di notte si aggiravano le streghe.
Priapo racconta di aver visto arrivare Canidia e la sua compagna Sagana:
- a piedi nudi, con i capelli sciolti e avvolte in un mantello nero;
- scavano la terra con le unghie;
- sbranano un'agnella nera e ne versano il sangue nella fossa, per richiamare le anime dei morti;
- invocano Ecate e la furia Tisifone, mentre serpenti e cagne infernali si aggirano e la luna si nasconde dietro i sepolcri.
Le due figurine
Il dettaglio più interessante dal punto di vista storico è quello delle due figurine. Canidia porta con sé un'immagine di lana, più grande, e una di cera, più piccola. La figura di lana sembra destinata a punire quella di cera, che sta in atteggiamento supplichevole, come chi è sul punto di morire.
Questa scena trova corrispondenza nelle pratiche documentate dai papiri magici e dalle figurine ritrovate dagli archeologi: l'immagine rappresenta la persona da colpire o da legare, e ciò che si fa all'immagine deve accadere alla persona.
Il finale comico
La satira si chiude con una scena da commedia. Priapo, spaventato e indignato, emette un rumore così forte che il suo legno di fico si spacca. Le due streghe fuggono in città terrorizzate: Canidia perde i denti finti, Sagana la sua parrucca, e dietro di loro restano le erbe e i lacci incantati. Orazio ridicolizza così la paura che queste figure suscitavano.
Il quinto Epodo: l'orrore
Molto diverso è il tono del quinto Epodo, uno dei testi più cupi della poesia latina. Qui Canidia, insieme a Sagana, a Veia e a Folia di Rimini, ha rapito un fanciullo. Le streghe lo seppelliscono fino al mento e lo lasciano morire di fame davanti a cibi sempre rinnovati, per ricavare dal suo corpo un filtro d'amore. Lo scopo è riconquistare un vecchio amante, Varo, che si è allontanato.
Il fanciullo, prima di morire, lancia contro le streghe una maledizione: promette di tornare come spirito a tormentarle di notte, e annuncia che la folla le lapiderà e che i loro corpi saranno lasciati ai lupi e agli uccelli. L'Epodo è un ritratto feroce, in cui la magia appare come l'estremo della crudeltà.
Il diciassettesimo Epodo: la palinodia
L'ultimo Epodo è una finta ritrattazione. Orazio si rivolge a Canidia come un supplice, le chiede pietà, dichiara di arrendersi alla sua scienza e promette di cantarne le lodi. Ma Canidia risponde rifiutando ogni perdono e minacciando di prolungare le sue sofferenze. È un gioco letterario raffinato, in cui il poeta rovescia i ruoli e si mette nei panni della vittima.
Le apparizioni di Canidia
| Opera | Ruolo di Canidia |
|---|---|
| Satire I, 8 | Rito notturno sull'Esquilino, fuga grottesca |
| Epodi, 3 | Il suo nome diventa sinonimo di veleno |
| Epodi, 5 | Rapimento e uccisione di un fanciullo per un filtro |
| Epodi, 17 | Rifiuta la finta palinodia del poeta |
| Satire II, 1 e II, 8 | Citazioni come figura minacciosa |
Perché Canidia è importante
Canidia mostra come i Romani immaginavano la magia illecita: notturna, femminile, legata ai luoghi dei morti e ai bassifondi della città, rivolta all'amore e alla vendetta. Orazio la usa per far ridere e per inquietare, ma i dettagli che sceglie, le figurine, le erbe, il sangue, Ecate, coincidono con quanto sappiamo dalle fonti dirette della magia antica.
In sintesi
- Canidia è la strega creata o resa famosa da Orazio nelle Satire e negli Epodi.
- Nella Satira I, 8 compie un rito notturno sull'Esquilino con due figurine di lana e di cera.
- Priapo la mette in fuga in una scena comica, con la perdita di denti finti e parrucca.
- Nel quinto Epodo rapisce un fanciullo per ricavarne un filtro d'amore, in un quadro di orrore.
- Il personaggio riflette l'immagine romana della magia notturna, illecita e legata ai morti.