☥ Egitto

Il rito dell'apertura della bocca: ridare vita a mummie e statue

L'apertura della bocca in Egitto: strumenti, sacerdote sem, la scena nella tomba di Tutankhamon, le sequenze del rito e la consacrazione delle statue.

Una mummia, per gli Egizi, non era ancora un essere completo. Il corpo era stato preservato, ma bisognava restituirgli le facoltà che rendono viva una persona: vedere, udire, respirare, parlare, mangiare. A questo serviva uno dei riti più importanti della religione egizia, l'apertura della bocca, in egiziano wepet-ra. Lo stesso rito si applicava alle statue degli dèi e dei defunti, che grazie a esso diventavano supporti abitabili.

Origini e fonti

Il rito è attestato già nell'Antico Regno e si sviluppò nel corso dei secoli fino a comprendere decine di episodi. La versione più completa ci è nota dal Nuovo Regno, in particolare dalla tomba del visir Rekhmira a Tebe, dove le scene sono dipinte in sequenza con le relative didascalie. Anche il Libro dei Morti contiene formule legate all'apertura della bocca.

Molti studiosi ritengono che il rito sia nato dalla consacrazione delle statue nella bottega dello scultore, e che solo in un secondo momento sia stato esteso alla mummia. Questo spiega la presenza, tra gli strumenti, di attrezzi da artigiano.

Gli officianti

Al rito partecipavano più figure:

  • il sacerdote sem, vestito con una pelle di leopardo, che compiva i gesti principali;
  • il sacerdote-lettore, che leggeva il testo e guidava le sequenze;
  • assistenti e, in certi casi, il figlio del defunto, che assumeva simbolicamente il ruolo di Horus verso il padre Osiride.

Nella tomba di Tutankhamon una pittura mostra il suo successore Ay, con la pelle di leopardo del sacerdote sem, mentre compie l'apertura della bocca sulla mummia del re. L'immagine aveva anche un valore politico: chi celebrava i riti del predecessore si presentava come suo legittimo erede.

Gli strumenti

Strumento Descrizione e significato
Ascia netjerty Lama simile a un'ascia da carpentiere, toccava bocca e occhi
Pesesh-kef Lama a coda di pesce, legata alla nascita e al taglio del cordone
Zampa anteriore di toro Offerta che trasmetteva forza vitale
Dito d'oro o mignolo Gesto di toccare la bocca, come per pulire quella di un neonato
Vasi di unguento e acqua Purificazione e consacrazione

Il pesesh-kef è particolarmente eloquente. Molti studiosi lo collegano alla nascita: il rito sarebbe una seconda nascita, in cui il defunto riceve di nuovo la capacità di respirare e nutrirsi, come un neonato a cui si libera la bocca.

Le sequenze del rito

La versione estesa del Nuovo Regno comprende circa settantacinque episodi, che possono essere raggruppati in grandi fasi:

  1. purificazione della statua o della mummia con acqua, natron e incenso;
  2. sequenze dello scultore, in cui si finge di completare l'opera e di «svegliare» l'immagine;
  3. offerta del toro, la cui zampa anteriore e il cuore vengono presentati al defunto;
  4. apertura vera e propria, con il tocco degli strumenti su bocca e occhi;
  5. vestizione e unzione, con stoffe, unguenti e insegne;
  6. pasto rituale, che conferma che la bocca può di nuovo ricevere offerte.

L'ordine poteva variare, e non tutte le sequenze erano sempre eseguite. Le versioni abbreviate, più comuni, conservavano i gesti essenziali.

Statue e templi

Il rito non riguardava solo i morti. Ogni statua di culto di un dio, una volta scolpita, veniva sottoposta all'apertura della bocca per diventare capace di accogliere la presenza divina. Lo stesso accadeva per le statue dei defunti nelle cappelle funerarie e, secondo alcune fonti, perfino per interi templi.

Questo è un punto essenziale per comprendere la religione egizia: un'immagine non era una semplice rappresentazione, ma un corpo che il dio o lo spirito poteva abitare. La consacrazione trasformava la pietra o il legno in un luogo di presenza.

Il senso profondo

L'apertura della bocca unisce tre idee centrali: la parola, perché il defunto deve poter pronunciare le formule nell'aldilà; il nutrimento, perché deve ricevere le offerte; la rinascita, perché il rito imita i gesti che accompagnano la venuta al mondo. Il Maestro Cornelio la descrive come il rito della soglia per eccellenza: il passaggio da una forma inerte a una forma capace di relazione.

In sintesi

  • L'apertura della bocca restituiva a mummie e statue le facoltà della vita.
  • La versione più completa è dipinta nella tomba del visir Rekhmira a Tebe.
  • Il sacerdote sem, con pelle di leopardo, usava strumenti come l'ascia netjerty e il pesesh-kef.
  • Nella tomba di Tutankhamon, Ay compie il rito presentandosi come erede.
  • Lo stesso rito consacrava le statue di culto, rendendole abitabili dalla presenza divina.
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Studio Esoterico Cornelio

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