Ω Grecia e Roma

La «Liturgia di Mitra»: l'ascesa celeste nel papiro di Parigi

La Liturgia di Mitra del grande papiro di Parigi: struttura del rito di immortalizzazione, figure divine incontrate e dibattito fra gli studiosi.

All'interno del grande papiro magico conservato a Parigi, il manoscritto che nella numerazione moderna porta il numero IV dei Papiri magici greci, si trova un testo che da più di un secolo affascina filologi e storici delle religioni. Occupa all'incirca le righe 475-829 e descrive, in prima persona, un'ascesa dell'anima attraverso i cieli fino al cospetto di un dio supremo. Il suo nome moderno è «Liturgia di Mitra», ma questa etichetta, come vedremo, è tutt'altro che pacifica.

Il titolo si deve ad Albrecht Dieterich, studioso tedesco che nel 1903 pubblicò il testo con il titolo Eine Mithrasliturgie. Dieterich era convinto di aver trovato un frammento autentico dei rituali dei misteri mitraici, quel culto iniziatico diffuso nell'esercito e nelle città dell'Impero romano di cui non possediamo quasi nessun testo liturgico.

La tesi fu presto contestata. Franz Cumont, il maggiore studioso del mitraismo della sua epoca, negò che il testo avesse a che fare con i misteri di Mitra. Oggi la maggioranza degli studiosi lo considera una composizione nata nell'ambiente greco-egizio dei papiri, che usa il nome di Elio Mitra come uno dei titoli del dio solare, senza riprodurre la liturgia di un mitreo. Il nome moderno è però rimasto, per comodità.

Lo scopo dichiarato: l'«immortalizzazione»

Il testo si presenta come una rivelazione ricevuta dal grande dio Elio Mitra e destinata a un solo discepolo. Lo scopo è chiamato apathanatismos, letteralmente «immortalizzazione»: non la vita eterna del corpo, ma un'esperienza in cui l'anima, per un tempo limitato, viene sollevata oltre la condizione mortale per contemplare il divino e riceverne una rivelazione. Al termine il praticante torna alla sua natura umana.

Le tappe dell'ascesa

La sequenza è descritta con grande precisione visiva. Semplificando, le tappe sono queste:

  1. Invocazione agli elementi. Il praticante si rivolge alla «prima origine» e agli elementi di cui è composto il suo corpo, chiedendo di essere rigenerato in uno stato puro.
  2. Il respiro dei raggi. Gli si prescrive di aspirare dai raggi del sole, tre volte, fino a sentirsi sollevato in aria.
  3. Il silenzio. Di fronte agli dèi che si avvicinano, deve portare il dito alle labbra e pronunciare la formula del silenzio, un dettaglio rimasto celebre.
  4. Le porte del cielo. Dopo suoni e visioni, si aprono porte di fuoco e appare il mondo degli dèi.
  5. Elio. Compare un giovane dio dai capelli di fuoco, in tunica bianca e mantello scarlatto.
  6. Le sette Tyche e i sette Signori del Polo. Fanciulle con volti di serpente e giovani con volti di toro, custodi dell'asse celeste, che il praticante deve salutare uno per uno.
  7. Il dio supremo. Infine appare un dio immenso, dal volto luminoso, che tiene in mano la spalla d'oro di un vitello, cioè l'Orsa Maggiore. Da lui il praticante riceve un oracolo.

Simboli astronomici

Molti dettagli acquistano senso se letti come immagini del cielo. I sette Signori del Polo con la spalla di vitello richiamano la costellazione dell'Orsa Maggiore, che nella tradizione egizia era rappresentata proprio come una zampa di toro. Le sette fanciulle sono state collegate alle stelle dell'Orsa Minore. L'ascesa, insomma, segue una cosmografia: dalla terra, attraverso gli elementi e le sfere, fino al polo immobile attorno al quale ruota l'universo.

Le istruzioni pratiche

Come tutti i testi dei papiri, anche questo contiene una parte operativa: giorni di purità, l'uso di uno scarabeo da porre in una sostanza profumata, piante da raccogliere in momenti precisi, e la possibilità di condividere la rivelazione con un solo compagno, che deve purificarsi insieme al maestro. La rivelazione non è dunque pubblica: è legata a un rapporto personale fra chi insegna e chi riceve.

Come interpretarla

Le interpretazioni oscillano fra due poli:

  • alcuni la leggono come un vero rito estatico, nel quale le visioni descritte erano attese come esperienza interiore guidata dal respiro, dal silenzio e dalla ripetizione dei nomi;
  • altri la considerano soprattutto un testo letterario e sapienziale, una sorta di mappa del cielo in forma narrativa.

Le due letture non si escludono. È significativo che il testo condivida molti temi con la letteratura ermetica e con le speculazioni neoplatoniche sull'ascesa dell'anima: il cosmo ordinato in livelli, la necessità di purificarsi, la luce come segno del divino. La «Liturgia» mostra che queste idee non circolavano solo fra filosofi, ma anche in un contesto rituale.

Perché resta importante

Per lo studio della religione tardoantica il testo è prezioso per tre ragioni. È uno dei rari documenti che descrive dall'interno un'esperienza di ascesa; mostra il sincretismo fra culto solare greco, astronomia egizia e lessico iniziatico; infine testimonia quanto fosse sottile il confine fra «magia», «mistero» e «filosofia» nel mondo romano. Il Maestro Cornelio lo propone come testo di studio sul simbolismo della luce e del silenzio, letto come linguaggio dell'anima e non come procedura da ripetere.

In sintesi

  • La «Liturgia di Mitra» è una sezione del grande papiro magico di Parigi, PGM IV, all'incirca righe 475-829.
  • Il nome si deve ad Albrecht Dieterich nel 1903; Franz Cumont e la maggioranza degli studiosi ne hanno negato il legame con i misteri mitraici.
  • Descrive un'ascesa attraverso elementi e cieli, con Elio, le sette Tyche, i sette Signori del Polo e un dio supremo.
  • Molti simboli rimandano all'astronomia, in particolare all'Orsa Maggiore.
  • È una testimonianza unica del rapporto fra rito, mistica e filosofia nella tarda antichità.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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