Per oltre un millennio il santuario di Apollo a Delfi, sulle pendici del monte Parnaso, fu il luogo in cui città, re e privati cittadini andavano a chiedere consiglio agli dèi. Al centro di questa istituzione stava una figura femminile, la Pizia, attraverso la quale si credeva parlasse il dio. Le fonti antiche ci permettono di ricostruire con buona precisione come si svolgeva una consultazione, anche se molti dettagli restano discussi.
Chi era la Pizia
La Pizia era una donna di Delfi scelta per servire il dio. Le fonti di età tarda, in particolare Plutarco, che fu sacerdote a Delfi per molti anni tra la fine del I e l'inizio del II secolo d.C., la descrivono come una donna di condizione modesta, senza particolare istruzione, che una volta entrata in servizio viveva in purezza. Plutarco osserva anche che in passato la Pizia era una giovane, mentre ai suoi tempi era una donna anziana che vestiva però come una fanciulla, a ricordo dell'uso antico.
Nei periodi di maggiore affluenza, sempre secondo Plutarco, le Pizie in servizio arrivarono a essere tre, due titolari e una di riserva.
Il calendario delle consultazioni
In origine, secondo la tradizione riferita da Plutarco, l'oracolo parlava una sola volta all'anno, nel settimo giorno del mese delfico di Bysios, considerato il giorno della nascita di Apollo. In seguito le consultazioni divennero mensili, sempre il settimo giorno, tranne che nei mesi invernali, quando si riteneva che Apollo fosse assente e il santuario fosse affidato a Dioniso.
Le fasi del rito
Mettendo insieme le fonti, una consultazione seguiva queste tappe:
- Purificazione. La Pizia si bagnava alla fonte Castalia; anche i consultanti si purificavano.
- Sacrificio preliminare. Si aspergeva d'acqua fredda una capra: se l'animale tremava, il giorno era propizio e la consultazione poteva avvenire.
- Pagamento. Il consultante versava una tassa, il pelanos, e offriva un sacrificio sull'altare.
- Ordine di precedenza. I cittadini di Delfi e chi aveva ottenuto il privilegio della promanteia passavano per primi.
- L'adyton. La Pizia scendeva nella parte più interna del tempio, sedeva su un tripode accanto all'omphalos, teneva un ramo di alloro e pronunciava la risposta.
- La redazione. I sacerdoti e i «profeti» del santuario raccoglievano le parole e le consegnavano, talvolta in versi.
Responsi celebri
Erodoto conserva alcuni dei responsi più noti, la cui autenticità storica è discussa ma che mostrano bene lo stile dell'oracolo.
- Creso, re di Lidia, chiese se dovesse attaccare i Persiani. La risposta fu che, se l'avesse fatto, avrebbe distrutto un grande impero. Creso attaccò e il grande impero distrutto fu il suo.
- Agli Ateniesi, minacciati dall'invasione di Serse, la Pizia rispose che solo un «muro di legno» li avrebbe salvati. Temistocle interpretò il muro come la flotta, e la vittoria di Salamina gli diede ragione.
L'ambiguità non era un difetto ma un tratto essenziale: il responso andava interpretato, e la responsabilità della scelta restava a chi aveva chiesto.
La questione dei vapori
Alcuni autori antichi, fra cui Strabone, parlano di un pneuma, un soffio o vapore che saliva da una fenditura del terreno e ispirava la Pizia. Gli scavi francesi della fine dell'Ottocento non trovarono alcuna voragine sotto il tempio, e per molto tempo l'ipotesi fu considerata una leggenda. In anni più recenti alcuni studi geologici hanno segnalato la presenza di faglie che attraversano l'area del santuario e possibili emissioni di gas da sorgenti sotterranee. Il dibattito resta aperto: è plausibile che l'ambiente naturale abbia avuto un ruolo, ma non esiste una prova definitiva su quale sostanza fosse coinvolta e in che misura.
Plutarco stesso, nel dialogo Sul tramonto degli oracoli, discute la possibilità che il soffio ispiratore si fosse indebolito nel tempo, spiegando così il declino dell'oracolo.
Il declino
Con l'affermarsi del cristianesimo il santuario perse progressivamente importanza. Una tradizione tarda attribuisce alla Pizia un ultimo responso rivolto all'imperatore Giuliano, nel quale si annuncia che Apollo non ha più casa né alloro profetico. Il testo è celebre ma la sua autenticità è molto dubbia. Le leggi di Teodosio contro i culti pagani, alla fine del IV secolo, segnarono comunque la fine dell'attività oracolare.
Il senso di Delfi
Delfi non era un luogo dove si comprava il futuro. Era un centro in cui la parola divina veniva cercata con lunghe preparazioni, purificazioni e attese, e in cui la risposta richiedeva poi riflessione. Il Maestro Cornelio propone di leggerlo come un modello di ascolto: la domanda posta con cura, il silenzio prima della risposta, la responsabilità dell'interpretazione.
In sintesi
- La Pizia era una donna di Delfi che, seduta sul tripode nell'adyton, dava voce ad Apollo.
- Le consultazioni avvenivano il settimo giorno del mese, inizialmente una volta all'anno, poi ogni mese tranne d'inverno.
- Il rito prevedeva purificazione alla fonte Castalia, sacrificio di una capra, tassa e ordine di precedenza.
- I responsi tramandati da Erodoto mostrano un linguaggio volutamente ambiguo.
- L'ipotesi dei vapori naturali è discussa e non definitivamente dimostrata.