Quando si parla di magia antica si pensa spesso a racconti letterari, a streghe di poesia e a leggende tramandate da autori ostili. I Papiri magici greci sono invece qualcosa di molto diverso: sono i quaderni di lavoro di chi la magia la praticava davvero. Ricette, invocazioni, disegni, liste di ingredienti e istruzioni operative, scritte su papiro nell'Egitto di età ellenistica e romana. Per lo storico delle religioni rappresentano una delle fonti più dirette che possediamo sulla pratica rituale del mondo antico.
Che cosa si intende per «Papiri magici greci»
Con questa espressione, abbreviata di solito in PGM (dal latino Papyri Graecae Magicae), gli studiosi indicano un insieme di testi su papiro, redatti in larga parte in greco ma spesso intrecciati con passi in demotico e in copto antico. La loro datazione va all'incirca dal II secolo a.C. al V secolo d.C., con una forte concentrazione nei secoli III e IV della nostra era.
Non si tratta di un libro unitario, ma di materiali eterogenei:
- grandi rotoli e codici che raccolgono decine di procedure diverse, veri e propri manuali;
- fogli singoli con una sola formula, talvolta già «applicata», cioè con il nome della persona per cui era stata scritta;
- amuleti su papiro destinati a essere piegati e portati addosso.
La scoperta e la dispersione
Gran parte dei testi più importanti arrivò in Europa nella prima metà dell'Ottocento attraverso Giovanni Anastasi, mercante e diplomatico attivo ad Alessandria, che raccolse e vendette antichità egizie a varie istituzioni europee. I suoi papiri finirono così divisi fra Leida, Londra, Parigi e Berlino. Molti studiosi ritengono che diversi di questi rotoli provengano da un'unica raccolta trovata nella zona di Tebe, la cosiddetta «biblioteca tebana», forse il corredo di un sacerdote o di un erudito sepolto con i suoi libri. L'ipotesi è plausibile, ma resta un'ipotesi: le circostanze del ritrovamento non furono documentate.
Fra i pezzi più celebri ci sono il grande papiro magico di Parigi, conservato alla Bibliothèque nationale e noto come PGM IV, e i papiri di Leida, che contengono anche testi alchemici.
L'edizione moderna
La raccolta che ancora oggi dà la numerazione standard è quella curata dal filologo tedesco Karl Preisendanz, pubblicata in due volumi fra il 1928 e il 1931 con testo greco e traduzione tedesca. Una seconda edizione riveduta, curata da Albert Henrichs, uscì negli anni Settanta. Nel 1986 un gruppo di studiosi guidato da Hans Dieter Betz pubblicò una traduzione inglese che includeva anche i papiri demotici, rendendo il corpus accessibile a un pubblico molto più ampio.
Che cosa contengono
Il contenuto è sorprendentemente vario. Una classificazione utile, pur semplificata, è questa:
| Tipo di procedura | Esempio di scopo dichiarato nei testi |
|---|---|
| Divinazione | interrogare un dio tramite una lampada o una coppa d'acqua |
| Richiesta di sogni | ottenere una risposta durante il sonno |
| Assistente divino | legare a sé un paredros, uno spirito ausiliario |
| Attrazione amorosa | le formule chiamate agogai |
| Protezione | filatteri e amuleti scritti |
| Maledizione | formule da incidere su lamine di piombo |
Accanto alle procedure compaiono inni in esametri rivolti a Elio, a Ecate-Selene, a Ermes, spesso di notevole qualità poetica.
Un pantheon senza confini
Il tratto che colpisce di più è il sincretismo. In una stessa formula possono comparire Osiride, Iside e Anubi, Zeus ed Elio, il dio ebraico chiamato Iao o Sabaoth, angeli come Michele e Gabriele, e nomi misteriosi privi di un significato evidente, le cosiddette voces magicae. Non è confusione: per l'operatore antico l'efficacia del rito dipendeva dalla capacità di nominare la potenza divina con tutti i suoi nomi, in tutte le lingue in cui era conosciuta.
Questo specchio dell'Egitto romano, dove convivevano sacerdoti egizi, coloni greci, comunità ebraiche e primi cristiani, rende i papiri un documento storico prezioso anche al di là della magia.
La struttura di una formula
Molte procedure seguono uno schema ricorrente:
- un titolo che indica lo scopo;
- le istruzioni preliminari: purificazioni, astinenze, momento del giorno o fase lunare;
- la preparazione degli oggetti: inchiostri, lamine, figurine, lampade;
- il logos, cioè il testo da pronunciare, ricco di nomi divini;
- talvolta una nota finale dello scriba, come «provato» o «funziona bene», che rivela l'uso pratico del manuale.
Queste note non dimostrano nulla sull'efficacia: mostrano piuttosto la mentalità del compilatore, che raccoglieva e selezionava ciò che la sua tradizione considerava valido.
Perché contano ancora
Per secoli la magia antica era stata conosciuta quasi soltanto attraverso le accuse dei suoi avversari: leggi, processi, satire. I papiri offrono il punto di vista interno. Mostrano un mondo in cui il confine fra religione e magia era molto meno netto di quanto pensassero i giuristi romani, e in cui il sacerdote, l'erudito e il guaritore di villaggio potevano attingere allo stesso repertorio di simboli. Nell'Officina Ermetica dello Studio Esoterico Cornelio questi testi sono letti proprio così: come testimonianza storica di un linguaggio simbolico, non come ricettario da riprodurre.
In sintesi
- I PGM sono testi magici su papiro dall'Egitto ellenistico e romano, soprattutto dei secoli III e IV d.C.
- Molti arrivarono in Europa nell'Ottocento tramite la collezione Anastasi e oggi sono divisi fra diversi musei.
- L'edizione di riferimento è quella di Karl Preisendanz; la traduzione inglese curata da Hans Dieter Betz include anche i testi demotici.
- I papiri contengono divinazione, amuleti, inni, formule d'amore e di maledizione, con un forte sincretismo religioso.
- Sono una delle poche fonti che mostrano la magia antica dal punto di vista di chi la praticava.