Fra le pagine più vive che la letteratura greca abbia dedicato alla magia c'è un breve componimento del poeta Teocrito, vissuto nel III secolo a.C. fra la Sicilia, Cos e Alessandria. È il secondo dei suoi Idilli, noto con il titolo di Pharmakeutria, «L'incantatrice». In poco più di centocinquanta versi, Teocrito mette in scena una giovane donna che, di notte, compie un rito per riportare a sé l'uomo che l'ha abbandonata.
La scena
La protagonista si chiama Simeta. Da quasi dodici giorni il suo amante, un giovane atleta di nome Delfi, non si fa vedere. Simeta sospetta che si sia innamorato di un'altra persona. Così, sotto la luna piena, insieme alla serva Testili, prepara un rito con oggetti e sostanze tradizionali.
Il poema si divide in due parti:
- nella prima, Simeta compie il rito vero e proprio, accompagnando ogni gesto con una formula;
- nella seconda, rimasta sola, racconta alla Luna la storia del suo amore, dall'incontro con Delfi fino all'abbandono.
Le divinità invocate
Simeta si rivolge a Selene, la Luna, perché risplenda e ascolti, e a Ecate, la dea sotterranea che si aggira fra le tombe e davanti alla quale anche i cani tremano. A un certo punto la donna avverte che i cani ululano in città e lo interpreta come il segno che la dea è arrivata ai crocicchi.
Invoca anche le grandi maghe del mito come modelli: chiede che i suoi filtri non siano inferiori a quelli di Circe, di Medea e della bionda Perimede. Teocrito costruisce così un ponte fra la magia quotidiana di una donna comune e quella leggendaria degli eroi.
Il ritornello della iynx
La prima parte è scandita da un ritornello che si ripete a intervalli regolari: «Iynx, trascina tu quell'uomo verso la mia casa». La iynx è al tempo stesso un uccello e uno strumento.
L'uccello è il torcicollo, un piccolo picchio capace di ruotare la testa in modo sorprendente. Lo strumento è una ruota o un disco che, fatto girare con delle cordicelle, produceva un ronzio. Nella tradizione greca la iynx era legata all'attrazione amorosa: Pindaro, nella quarta Pitica, racconta che fu Afrodite a donare a Giasone la iynx legata a una ruota perché potesse conquistare Medea.
Il movimento circolare dello strumento rappresentava il richiamo: come la ruota gira, così l'amato deve tornare indietro.
Gli ingredienti e i gesti
Il cuore del rito è una serie di azioni simboliche, ciascuna con il suo significato. Teocrito le descrive con precisione:
| Gesto | Significato espresso da Simeta |
|---|---|
| Bruciare la farina d'orzo | Sono le ossa di Delfi che si spargono |
| Bruciare l'alloro, che crepita | Così arda la carne di Delfi |
| Sciogliere la cera | Così si sciolga d'amore Delfi |
| Far girare il rombo di bronzo | Così egli si aggiri davanti alla mia porta |
| Gettare nel fuoco un lembo del suo mantello | Ciò che gli è appartenuto lo richiama |
Siamo di fronte a un esempio perfetto di magia per analogia: ciò che accade all'oggetto deve accadere alla persona. Il lembo del mantello, poi, è un tipico caso di collegamento per contatto: un frammento di ciò che è appartenuto a qualcuno lo rappresenta.
Simeta aggiunge che il giorno seguente preparerà una bevanda con una lucertola tritata, e ordina a Testili di impastare delle erbe sulla soglia della casa di Delfi. Non manca la menzione dell'ippomane, una pianta che si diceva rendesse folli di desiderio i cavalli.
La confessione alla Luna
La seconda parte cambia tono. Il ritornello diventa: «Osserva, Luna signora, da dove venne il mio amore». Simeta racconta di aver visto Delfi durante una processione, di essersi ammalata di passione, di aver mandato Testili a chiamarlo. Racconta il suo arrivo, le sue parole, l'amore, e infine la notizia dell'abbandono.
È qui che il poema rivela la sua profondità: il rito non è soltanto un tentativo di dominare l'altro, ma il modo in cui una persona sola cerca di dare forma al proprio dolore. La magia diventa racconto, e il racconto diventa consapevolezza.
L'eco in Virgilio
L'Idillio II ebbe una grande fortuna. Virgilio, nell'ottava Bucolica, ne offre una rielaborazione latina: una donna compie un rito simile per riportare a casa Dafni, con un ritornello che invita i suoi canti a ricondurlo dalla città. Ritornano la cera, l'alloro, i nodi, le erbe, segno che questi gesti erano ormai diventati un repertorio letterario condiviso.
Perché leggerlo oggi
Teocrito non scrive un manuale di magia, ma un ritratto psicologico. Eppure i suoi versi coincidono in molti dettagli con quanto sappiamo dai papiri magici e dalle tavolette di maledizione: le divinità invocate, l'uso della cera, il richiamo dell'amato. Per questo l'Incantatrice è una fonte preziosa per chi studia la magia antica e per chi, come lo Studio Esoterico Cornelio, guarda al rito anche come lavoro interiore sul desiderio e sulla perdita.
In sintesi
- L'Idillio II di Teocrito, l'Incantatrice, racconta il rito notturno di Simeta per riportare a sé Delfi.
- Simeta invoca Selene ed Ecate e si paragona a Circe e Medea.
- Il ritornello invoca la iynx, uccello e ruota magica legati all'attrazione amorosa.
- Cera, alloro, farina d'orzo e un lembo del mantello esprimono una magia per analogia e per contatto.
- Virgilio riprese il modello nell'ottava Bucolica, confermando la fortuna di questi gesti.