Ω Grecia e Roma

Le tavolette di Bath: le preghiere di giustizia a Sulis Minerva

Le tavolette di piombo della sorgente sacra di Bath: scoperta, formule, furti denunciati a Sulis Minerva e differenza fra maledizione e giustizia.

Nella città inglese di Bath, l'antica Aquae Sulis, i Romani costruirono attorno a una sorgente di acqua calda un grande complesso termale e un tempio dedicato a Sulis Minerva, una divinità in cui si fondevano la dea locale Sulis e la Minerva romana. Dalle acque di quella sorgente sacra è emerso uno dei gruppi più interessanti di testi rituali del mondo romano: le cosiddette tavolette di maledizione di Bath, che però, a guardarle da vicino, sono soprattutto qualcos'altro.

La scoperta

Le tavolette furono recuperate durante gli scavi condotti nella vasca della sorgente fra il 1979 e il 1980, sotto la direzione dell'archeologo Barry Cunliffe. Si tratta di circa centotrenta lamine, per lo più di piombo o di una lega di piombo e stagno, arrotolate o piegate e gettate nell'acqua. L'edizione dei testi fu curata dall'epigrafista Roger Tomlin, che la pubblicò nel 1988.

Le lamine risalgono in gran parte ai secoli II-IV d.C. La scrittura è un corsivo latino spesso difficile da decifrare; alcuni testi sono scritti al contrario, da destra a sinistra, o con le lettere invertite, un espediente che sottolineava il carattere eccezionale della comunicazione con la dea.

Che cosa chiedevano

Chi si aspetta incantesimi d'amore o maledizioni contro rivali resta sorpreso. La stragrande maggioranza delle tavolette di Bath riguarda furti. Gli oggetti rubati sono quelli della vita quotidiana in un complesso termale: un mantello, una tunica, un paio di guanti, un anello, qualche moneta, un recipiente. Il derubato non conosce il colpevole e si rivolge alla dea perché lo trovi e lo costringa a restituire.

La struttura tipica di un testo è questa:

  1. dedica dell'oggetto rubato alla dea: il bene perduto diventa proprietà di Sulis, e quindi il furto diventa un'offesa contro di lei;
  2. elenco dei sospetti, a volte con nomi precisi, a volte con una formula generale;
  3. richiesta di punizione, spesso nella forma di un tormento che duri finché l'oggetto non sia riportato al tempio.

La formula «uomo o donna, schiavo o libero»

Una delle espressioni più ricorrenti è la serie di coppie che serve a coprire ogni possibile colpevole: si vir si femina, si servus si liber, «che sia uomo o donna, schiavo o libero», talvolta con l'aggiunta «che sia ragazzo o ragazza». La formula rivela la situazione concreta: il derubato non sa chi sia stato e chiede alla dea di estendere la sua attenzione a tutti, finché il colpevole non emerga.

Maledizione o preghiera di giustizia?

Lo studioso olandese Henk Versnel ha proposto una distinzione che ha avuto grande fortuna. Accanto alle classiche defixiones, in cui si cerca di vincolare un avversario senza giustificazione e spesso in segreto, esiste una categoria che egli ha chiamato «preghiere di giustizia». In queste:

  • chi scrive si presenta come vittima di un torto;
  • si rivolge apertamente a una divinità, spesso con il proprio nome;
  • chiede che la dea intervenga come giudice e vendicatrice;
  • la punizione è condizionata: cessa se l'oggetto viene restituito.

Le tavolette di Bath appartengono in larga parte a questa seconda categoria. Sono, in un certo senso, denunce rivolte a un tribunale divino, in una società in cui recuperare un mantello rubato per vie ufficiali era praticamente impossibile.

Nomi e lingue della Britannia

Le tavolette sono anche un archivio di nomi. Accanto a nomi latini compaiono molti nomi celtici, testimonianza della popolazione locale romanizzata. Due testi sembrano scritti in una lingua non latina, probabilmente britannica, e sarebbero tra le rarissime testimonianze scritte di quella lingua: la loro interpretazione resta però incerta.

Paralleli e contesto

Bath non è un caso isolato. A Uley, nel Gloucestershire, il santuario di Mercurio ha restituito un altro grande gruppo di tavolette simili, anch'esse dedicate per lo più a furti di animali e beni. Nel resto dell'Impero le preghiere di giustizia si trovano in Grecia, in Asia Minore e nelle province occidentali. La particolarità della Britannia è la quantità e la coerenza dei ritrovamenti, che permettono di osservare un'intera comunità rivolgersi alla stessa dea per lo stesso tipo di problema.

Che cosa ci insegnano

Le tavolette di Bath ricordano che il rito antico non era sempre un'azione oscura e segreta. Era anche un modo per dare forma all'ingiustizia subita, per trasformare la rabbia in parola scritta e consegnarla a un ordine superiore. Il gesto di gettare la lamina nell'acqua calda della sorgente, da cui saliva il vapore, segnava il passaggio dalla sfera umana a quella divina. Per chi studia la storia delle religioni, questo è forse il loro insegnamento più prezioso.

In sintesi

  • Le tavolette di Bath sono circa centotrenta lamine di piombo trovate nella sorgente sacra di Sulis Minerva negli scavi del 1979-1980.
  • Riguardano soprattutto furti di oggetti quotidiani: mantelli, guanti, anelli, monete.
  • Formule come «uomo o donna, schiavo o libero» servono a includere ogni possibile colpevole.
  • Henk Versnel le ha classificate come «preghiere di giustizia», distinte dalle defixiones vere e proprie.
  • Sono anche una preziosa fonte per i nomi celtici e la società della Britannia romana.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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