Sulla costa della Siria settentrionale, vicino all'odierna Latakia, sorgeva nel II millennio a.C. la città di Ugarit. Riscoperta a partire dal 1928 sul sito di Ras Shamra, ha restituito una straordinaria quantità di tavolette, molte scritte in un alfabeto cuneiforme proprio della città. Accanto ai grandi miti di Baal e di Anat, quei testi conservano anche documenti preziosi per conoscere la magia cananea, il mondo religioso che fa da sfondo a molte pagine della Bibbia ebraica.
Una città di scribi
Ugarit era un porto cosmopolita, in contatto con l'Egitto, l'Anatolia ittita, Cipro e la Mesopotamia. I suoi scribi conoscevano l'accadico, la lingua diplomatica dell'epoca, ma scrivevano anche nella lingua locale, l'ugaritico, una lingua semitica nordoccidentale imparentata con il fenicio e l'ebraico. Le tavolette provengono da archivi di palazzo, da biblioteche di sacerdoti e da case private, ed è in queste ultime che si trovano molti testi rituali.
La cavalla e il veleno del serpente
Il testo magico più famoso di Ugarit è un lungo incantesimo contro il morso del serpente, che gli studiosi indicano spesso con la sigla KTU 1.100. Il racconto ha una struttura ripetitiva e solenne:
- Una cavalla, presentata come figlia della sorgente e della pietra, si rivolge a Shapash, la dea sole.
- Le chiede di portare un messaggio a una serie di divinità, una dopo l'altra, perché intervengano contro il veleno.
- Il messaggio raggiunge vari dèi del pantheon ugaritico, ciascuno nella propria dimora.
- Infine il messaggio giunge a Horon, che compie l'atto decisivo e allontana il veleno.
Il testo prosegue con un motivo nuziale, legato al dono dei serpenti come prezzo della sposa. La ripetizione delle formule, divinità dopo divinità, crea un effetto di litania: la parola rituale percorre il cosmo finché trova la forza capace di guarire la ferita del racconto.
Chi era Horon
Horon è una divinità cananea poco presente nei grandi miti, ma importante nella magia. A Ugarit compare come signore degli incantesimi e dei poteri contro i serpenti e i mali. Il suo nome è noto anche in Egitto, dove nel Nuovo Regno, con il nome di Hauron, fu venerato a Giza e associato alla Grande Sfinge, identificata con Harmakhis, una forma di Horus, e compare in toponimi del Levante, come la biblica Beth-Horon, «casa di Horon». È un esempio di come una divinità della magia potesse viaggiare da una cultura all'altra.
L'incantesimo contro i «divoratori»
Un altro testo ugaritico importante è un incantesimo contro i malefici, spesso indicato come KTU 1.169. In esso si scacciano forze malvagie definite in modo vivido come presenze che tormentano e consumano un giovane. Si invoca Baal, il dio della tempesta, perché le respinga, e si usano formule che ricordano gli scongiuri mesopotamici. Il testo mostra che a Ugarit esisteva una magia di protezione personale simile a quella dell'āšipu babilonese, ma espressa nella lingua e con gli dèi locali.
Indovini e modelli d'argilla
Ugarit ha restituito anche modelli d'argilla di fegati e un modello di polmone, alcuni con iscrizioni in ugaritico. Come in Mesopotamia, gli indovini esaminavano le viscere degli animali sacrificati e annotavano sui modelli i segni osservati. Questi oggetti mostrano che la tecnica dell'epatoscopia era arrivata fino alla costa levantina e veniva praticata anche con la lingua del posto.
| Tipo di testo | Contenuto | Funzione |
|---|---|---|
| Incantesimo contro i serpenti | la cavalla, Shapash, Horon | allontanare il veleno |
| Incantesimo contro i malefici | Baal contro i tormentatori | protezione personale |
| Modelli di fegato e polmone | segni annotati | divinazione |
| Testi sui rapiʾūma | antenati regali | culto dei defunti |
Il legame con la Bibbia
I testi di Ugarit hanno trasformato lo studio della Bibbia ebraica. Molte immagini, nomi divini ed espressioni poetiche dei Salmi e dei Profeti trovano paralleli nei miti ugaritici. Anche le pratiche che la legge israelitica condannerà, come l'incantesimo, la consultazione dei morti e la divinazione, appaiono a Ugarit come parte normale della religione cittadina.
Una lettura simbolica
L'incantesimo della cavalla è un piccolo dramma cosmico: un messaggio che bussa a ogni porta divina finché trova la potenza giusta. Nella prospettiva dell'Officina Ermetica, è un'immagine della ricerca: la parola non si arrende, attraversa i livelli del mondo e raggiunge infine la forza che può trasformare il veleno in quiete.
In sintesi
- Ugarit, riscoperta dal 1928 a Ras Shamra, ha restituito testi in un alfabeto cuneiforme proprio.
- Il suo incantesimo più noto racconta di una cavalla che cerca aiuto contro il veleno del serpente.
- Il dio Horon compie l'atto decisivo ed è noto anche in Egitto e nella Bibbia.
- Altri testi scacciano i malefici invocando Baal e mostrano una magia protettiva locale.
- Modelli di fegato e polmone attestano l'epatoscopia sulla costa levantina.