Fra le montagne dell'Epiro, nel nord-ovest della Grecia, si trova il santuario che molti antichi consideravano l'oracolo più antico del mondo greco: Dodona. Qui non parlava Apollo, come a Delfi, ma Zeus, venerato insieme alla dea Dione. E la sua voce non usciva dalla bocca di una profetessa in trance, ma da una quercia.
Le testimonianze omeriche
Dodona compare già nei poemi omerici, segno della sua antichità. Nell'Iliade Achille, prima di mandare Patroclo in battaglia, prega lo «Zeus dodoneo, pelasgico», signore di una terra dal clima rigido, attorno al quale vivono i Selli, sacerdoti che «non si lavano i piedi e dormono per terra». È un'immagine arcaica, di un culto legato al suolo e alla natura.
Nell'Odissea si racconta che Odisseo si era recato a Dodona per ascoltare la volontà di Zeus dalla quercia dalle alte fronde. L'albero, dunque, era il centro del culto e il tramite della comunicazione con il dio.
Le colombe e le sacerdotesse
Erodoto, nel secondo libro delle Storie, riferisce il racconto che gli fecero le sacerdotesse di Dodona, di cui riporta anche i nomi. Due colombe nere sarebbero volate via da Tebe d'Egitto: una era giunta in Libia, dove aveva ordinato di fondare l'oracolo di Ammone; l'altra si era posata su una quercia a Dodona e, parlando con voce umana, aveva detto che lì doveva sorgere un oracolo di Zeus.
Erodoto propone anche una spiegazione razionale: forse le «colombe» erano donne straniere, la cui lingua incomprensibile sembrava agli abitanti il verso di un uccello. In greco le sacerdotesse di Dodona erano chiamate Peleiadi, una parola che significa appunto «colombe».
Come parlava il dio
Le fonti antiche citano diversi modi in cui si manifestava la risposta divina:
- il fruscio delle foglie della quercia sacra;
- il volo e il canto degli uccelli;
- il suono dei bronzi.
Su quest'ultimo punto esiste una tradizione suggestiva. Attorno al santuario erano disposti calderoni di bronzo, e quando se ne toccava uno il suono si trasmetteva agli altri. Più tardi un'offerta dei Corciresi divenne famosa: una statua di fanciullo che reggeva una frusta con catenelle, le quali, mosse dal vento, colpivano un bacile di bronzo producendo un suono continuo. Il «bronzo di Dodona» divenne proverbiale per chi parlava senza mai fermarsi.
Le lamine di piombo
La scoperta più straordinaria di Dodona, però, non riguarda le voci del dio ma quelle degli uomini. Negli scavi del santuario sono state ritrovate migliaia di piccole lamine di piombo su cui i consultanti avevano inciso le loro domande. La lamina veniva poi piegata, probabilmente per custodire la riservatezza della richiesta.
Queste iscrizioni sono un tesoro unico, perché ci restituiscono le preoccupazioni concrete di persone comuni, non solo di re e città. La formula tipica è: «Il tale chiede a Zeus Naios e a Dione se...». Seguono domande come queste:
- se è meglio sposarsi o restare così;
- se il figlio che la moglie porta in grembo è suo;
- se conviene viaggiare per mare o intraprendere un commercio;
- se acquistare un terreno o una casa;
- a quale divinità rivolgersi con sacrifici per ottenere un esito favorevole.
Non mancano domande poste da intere comunità, che chiedono, per esempio, a quale dio sacrificare per vivere in concordia o se un'alleanza sarà vantaggiosa.
Le risposte
Le risposte sono molto più rare delle domande. Le lamine conservano soprattutto il punto di vista di chi chiedeva, e non sappiamo con precisione come l'oracolo rispondesse. È probabile che molte domande fossero formulate in modo da ammettere una risposta semplice, del tipo sì o no, oppure l'indicazione di una divinità a cui offrire sacrifici. Alcuni studiosi pensano anche a un sistema di sorteggio.
Il destino del santuario
Dodona conobbe un grande sviluppo monumentale in età ellenistica, quando divenne il centro religioso dell'Epiro, con un teatro, edifici sacri e un'area per le feste. Fu però saccheggiata nel 219 a.C. dagli Etoli e subì nuove devastazioni durante le guerre con Roma. Il culto sopravvisse a lungo in forme ridotte, fino alla fine della religione tradizionale.
Che cosa ci insegna Dodona
Rispetto alla teatralità di Delfi, Dodona offre l'immagine di un oracolo intimo e quotidiano. Le sue lamine mostrano che la divinazione non era riservata alle grandi decisioni politiche, ma accompagnava le scelte familiari, economiche e affettive. Per chi studia la tradizione, è una testimonianza preziosa del bisogno umano di cercare un orientamento davanti all'incertezza.
In sintesi
- Dodona, in Epiro, era un oracolo di Zeus e Dione considerato antichissimo già da Omero.
- Il dio parlava attraverso la quercia sacra, gli uccelli e il suono dei bronzi.
- Erodoto racconta il mito delle colombe venute da Tebe d'Egitto e la sua interpretazione razionale.
- Migliaia di lamine di piombo conservano le domande dei consultanti su matrimonio, figli, viaggi e affari.
- Il santuario fu saccheggiato dagli Etoli nel 219 a.C., ma il culto sopravvisse a lungo.