Tra gli amuleti dell'antico Egitto, lo scarabeo del cuore ha un posto particolare. Non era un portafortuna generico, ma un oggetto con un compito preciso, legato a un momento preciso del destino del defunto. Su di esso era incisa una formula che parla direttamente al cuore, chiedendogli di non tradire il suo proprietario.
Il cuore per gli Egizi
Per capire l'amuleto bisogna partire dal cuore, in egiziano ib. Non era soltanto un organo: era la sede del pensiero, della memoria, della volontà e del carattere morale. Quando un testo egizio dice che qualcuno «segue il suo cuore», intende che agisce secondo la propria coscienza e le proprie inclinazioni.
Per questo, durante la mummificazione, il cuore era di norma lasciato nel corpo, mentre altri organi interni venivano rimossi e trattati a parte. Il defunto doveva conservare la propria interiorità per presentarsi davanti agli dèi.
Lo scarabeo come simbolo
Lo scarabeo, e in particolare lo scarabeo stercorario, era associato al dio Khepri, il sole del mattino. L'insetto che spinge la sua pallina era visto come immagine del sole che rotola nel cielo, e i piccoli scarabei che emergono dal terreno suggerivano l'idea di una nascita da sé. Il verbo egiziano kheper, da cui deriva il nome del dio, significa «venire all'esistenza», «divenire», «trasformarsi».
Unire lo scarabeo al cuore significava quindi porre il centro della persona sotto il segno della trasformazione e della rinascita.
Com'era fatto
Lo scarabeo del cuore si distingue dai comuni scarabei-sigillo per alcune caratteristiche:
- dimensioni maggiori, spesso di alcuni centimetri;
- pietra scura o verde, come serpentino, basalto o altre pietre verdastre, colore associato alla rigenerazione e alla vegetazione;
- base piatta iscritta con il testo della formula e il nome del defunto;
- collocazione sul petto della mummia, tra le bende, in corrispondenza del cuore.
Alcuni esemplari sono montati in oro o hanno un volto umano al posto della testa dell'insetto. Al British Museum si conserva lo scarabeo del cuore attribuito a un re Sobekemsaf della XVII dinastia, montato in oro: è tra gli esempi più antichi di questo tipo di amuleto legato a un sovrano.
La formula del capitolo 30B
Il testo inciso è una versione del capitolo 30B del Libro dei Morti. In una traduzione libera, il defunto si rivolge al proprio cuore con parole di questo tenore:
O mio cuore di mia madre, o mio cuore delle mie diverse età: non levarti contro di me come testimone, non opporti a me nel tribunale, non essere ostile a me davanti al custode della bilancia.
La formula prosegue chiedendo che il nome del defunto non sia reso spregevole davanti ai giudici e che non si dicano menzogne contro di lui. È un testo breve e di grande intensità: il cuore, che conosce tutto, potrebbe parlare; il defunto gli chiede di restare dalla sua parte.
Esiste anche un capitolo 30A, con un contenuto affine, e diverse altre formule del Libro dei Morti dedicate al cuore, per esempio per non lasciare che venga sottratto nell'aldilà.
Dove si colloca nel rito
Lo scarabeo del cuore è collegato alla scena del giudizio, quella in cui il cuore del defunto viene posto su una bilancia di fronte alla piuma di Maat. L'amuleto non pretende di cambiare il risultato in modo meccanico: le fonti mostrano piuttosto una preoccupazione umanissima, quella che la coscienza possa accusare chi comunque desidera essere giustificato.
| Elemento | Significato |
|---|---|
| Scarabeo | Trasformazione e rinascita solare |
| Pietra verde | Rigenerazione, vegetazione |
| Formula 30B | Richiesta al cuore di non testimoniare contro |
| Posizione sul petto | Protezione del centro della persona |
Diffusione e varianti
Gli scarabei del cuore si diffondono soprattutto dal Nuovo Regno e rimangono in uso per molti secoli. Accanto ad essi compaiono amuleti a forma di cuore, il segno geroglifico ib, spesso in pietre rosse o vetro. In alcuni casi lo scarabeo è inserito in un pettorale, con figure di divinità ai lati.
Molti esemplari conservati nei musei portano il nome del proprietario scritto con cura, a volte con titoli e genealogia. Altri, invece, presentano uno spazio per il nome mai riempito: segno che venivano prodotti in serie e acquistati in anticipo.
Lettura simbolica
Nella prospettiva di una tradizione interiore, lo scarabeo del cuore propone una domanda antica e sempre attuale: che cosa direbbe di noi la nostra coscienza se fosse chiamata a parlare? La formula non cancella il giudizio, ma rivela il desiderio di riconciliazione tra ciò che siamo stati e ciò che vorremmo essere.
In sintesi
- Per gli Egizi il cuore (ib) era sede di pensiero, memoria e coscienza.
- Lo scarabeo richiama Khepri e il verbo kheper, «divenire».
- Lo scarabeo del cuore era grande, spesso in pietra verde, posto sul petto della mummia.
- Vi si incideva il capitolo 30B, in cui il defunto chiede al cuore di non testimoniare contro.
- L'amuleto è legato alla scena del giudizio e alla pesatura del cuore.