L'idea che i morti possano essere interrogati è antichissima, e nella cultura greca trova la sua prima grande espressione letteraria nell'undicesimo libro dell'Odissea. Gli antichi chiamavano questo episodio Nekyia, «rito dei morti». Accanto a questo modello poetico, le fonti ricordano veri e propri oracoli dei morti, luoghi in cui si credeva possibile evocare le anime per ottenerne risposte.
Le istruzioni di Circe
Odisseo, dopo un anno trascorso presso la maga Circe, chiede di tornare a casa. Circe gli rivela che prima dovrà compiere un altro viaggio: raggiungere la dimora di Ade per consultare l'anima dell'indovino tebano Tiresia, l'unico che conservi la mente anche dopo la morte.
Le indicazioni sono precise. Odisseo deve navigare fino ai confini dell'Oceano, nella terra avvolta dalla nebbia dei Cimmeri, e lì compiere un rito in un luogo stabilito. Il poema descrive i gesti con una cura quasi liturgica.
Il rito della fossa
Le fasi del rito, come le racconta Omero, sono queste:
- scavare una fossa ampia circa un cubito per ogni lato;
- versarvi tre libagioni per tutti i morti: latte e miele, vino dolce, acqua;
- cospargere la fossa di farina d'orzo;
- pregare le anime dei defunti, promettendo, al ritorno a Itaca, il sacrificio di una giovenca sterile e un ariete nero per Tiresia;
- sgozzare un ariete e una pecora nera, lasciando scorrere il sangue nella fossa;
- bruciare le vittime e invocare Ade e Persefone.
Il sangue è l'elemento decisivo. Le anime dei morti, nella concezione omerica, sono ombre prive di forza e di coscienza: solo bevendo il sangue possono riacquistare per un momento la capacità di parlare e di riconoscere i vivi.
Le ombre attorno alla fossa
Appena il sangue scorre, le anime accorrono in folla con un grido terribile. Odisseo, impaurito, tiene la spada sguainata sopra la fossa per impedire che si avvicinino prima che abbia parlato Tiresia.
La prima a presentarsi è l'ombra di Elpenore, un compagno morto da poco e rimasto senza sepoltura, che chiede di essere sepolto. Poi arriva la madre di Odisseo, Anticlea, che l'eroe non sapeva morta. Finalmente giunge Tiresia, che beve il sangue e pronuncia la profezia sul ritorno e sul destino di Odisseo.
Seguono incontri memorabili: le grandi eroine del mito, Agamennone ucciso a tradimento, Achille, che dichiara di preferire essere servo di un povero sulla terra piuttosto che regnare su tutti i morti, e Aiace, che resta in silenzio, ancora offeso.
L'oracolo sull'Acheronte
Il rito omerico non era solo poesia. Le fonti storiche ricordano luoghi reali in cui si consultavano i defunti. Il più noto si trovava in Tesprozia, nella Grecia nord-occidentale, presso il fiume Acheronte, che il mito identificava con un fiume infernale.
Erodoto racconta un episodio impressionante. Il tiranno di Corinto Periandro inviò messaggeri all'oracolo dei morti sull'Acheronte per interrogare l'anima della moglie defunta, Melissa, a proposito di un deposito che un ospite gli aveva affidato. L'anima rifiutò di rispondere: disse di avere freddo e di essere nuda, perché le vesti sepolte con lei non erano state bruciate e quindi non le servivano.
Per farsi riconoscere, aggiunse un segno che solo Periandro poteva comprendere. Il tiranno allora radunò le donne di Corinto nel tempio di Era, fece togliere loro le vesti più belle e le bruciò in onore di Melissa. Interrogata di nuovo, l'anima rivelò il luogo del deposito.
Il Necromanteion di Efira
Nel XX secolo l'archeologo greco Sotirios Dakaris scavò, presso la confluenza dell'Acheronte, un complesso che identificò con il celebre Necromanteion di Efira. L'edificio presentava corridoi tortuosi, porte disposte in modo da creare un percorso labirintico e una sala sotterranea a volta. Dakaris lo interpretò come il luogo in cui i consultanti, dopo giorni di preparazione, entravano in contatto con i morti.
Studi successivi hanno messo in dubbio questa interpretazione. Il ritrovamento di parti di macchine da guerra e il confronto con altri edifici dell'epoca hanno spinto diversi studiosi a pensare che si trattasse piuttosto di una fattoria fortificata di età ellenistica, con un magazzino sotterraneo. Il dibattito resta aperto: è un buon esempio di come l'archeologia corregga, a volte, i desideri degli studiosi.
Altri luoghi dei morti
| Luogo | Regione | Tradizione |
|---|---|---|
| Acheronte | Tesprozia | Oracolo consultato da Periandro |
| Capo Tenaro | Laconia | Ingresso dell'Ade nel mito |
| Eraclea Pontica | Mar Nero | Grotta legata alla discesa di Eracle |
La lezione della Nekyia
La Nekyia mostra una necromanzia sobria e religiosa: il vivo nutre i morti, li onora, ascolta. È il contrario della violenza sui cadaveri che la letteratura latina attribuirà alle maghe di Tessaglia. Il rapporto con i defunti nasce qui come memoria, dovere di sepoltura e ricerca di sapienza.
In sintesi
- La Nekyia è l'episodio dell'Odissea in cui Odisseo evoca i morti per consultare Tiresia.
- Il rito comprende una fossa, libagioni, farina d'orzo e il sangue di vittime nere.
- Solo bevendo il sangue le ombre riacquistano per un momento parola e coscienza.
- Erodoto racconta la consultazione dell'anima di Melissa da parte di Periandro presso l'Acheronte.
- L'identificazione del Necromanteion di Efira con un oracolo dei morti è oggi discussa.