La magia dei Celti continentali ci è nota soprattutto attraverso gli occhi dei Greci e dei Romani. Esistono però pochi, preziosi documenti scritti dagli stessi Galli, nella loro lingua. Tra questi il più lungo e il più enigmatico è una lamina di piombo trovata nel sud della Francia: la tavoletta di Larzac. È un testo che ci fa entrare, sia pure attraverso una porta socchiusa, in un mondo di donne, nomi e formule.
Il ritrovamento
Nel 1983, durante gli scavi di una necropoli presso L'Hospitalet-du-Larzac, nel dipartimento dell'Aveyron, gli archeologi rinvennero in una tomba a incinerazione una lamina di piombo spezzata in due parti. Era stata collocata in relazione con l'urna funeraria, secondo una consuetudine ben nota nel mondo antico: le tombe, luoghi di passaggio verso l'aldilà, erano considerate adatte a ricevere testi destinati alle potenze sotterranee.
La tavoletta è incisa in corsiva latina, ma il testo è in gallico. Viene datata di solito intorno al I-II secolo d.C. Con le sue centinaia di lettere, distribuite su entrambe le facce, è il più esteso testo in lingua gallica che conosciamo. Si riconoscono almeno due mani diverse, segno che la lamina fu scritta o completata in momenti distinti.
Che cosa dice
Tradurre il testo di Larzac è una sfida aperta. Il gallico è noto solo da iscrizioni brevi, glosse e nomi propri; molte parole compaiono soltanto qui. Gli studiosi concordano tuttavia su alcuni elementi.
Una lista di donne
Il testo contiene una serie di nomi femminili, ciascuno accompagnato dal nome della madre: per esempio Severa Tertionicna, cioè «Severa figlia di Tertio». È un tratto notevole, perché nelle iscrizioni romane l'identità passa di solito attraverso il padre. L'indicazione della madre è invece caratteristica di molti testi magici del mondo antico, anche greci, dove l'ascendenza materna era ritenuta più sicura per identificare la persona.
La «magia delle donne»
Nel testo ricorre l'espressione bnanom brictom, che la maggior parte degli studiosi interpreta come «la magia delle donne» o «l'incantesimo delle donne». La parola brixta o brictom è accostata a termini celtici insulari legati alla formula magica. Compare inoltre il nome di una figura divina o di una potenza, Adsagsona, invocata nel testo.
Maledizione o difesa?
Sul senso complessivo esistono ipotesi diverse:
- una maledizione contro un gruppo di donne, forse una cerchia di praticanti rivali;
- un contro-incantesimo, destinato a sciogliere o neutralizzare la magia di quelle donne;
- un testo nato all'interno del gruppo stesso, con funzione rituale.
Nessuna di queste letture è definitiva. Ciò che appare chiaro è che la tavoletta presuppone l'esistenza di donne riconosciute come portatrici di un sapere magico, e la convinzione che la parola scritta e deposta in una tomba potesse agire su di loro.
La tavoletta di Chamalières
Un altro documento aiuta a comprendere Larzac. Nel 1971, presso la sorgente delle Roches a Chamalières, nel Massiccio Centrale, fu trovata una lamina di piombo con un testo gallico in corsiva latina. Il luogo era un santuario delle acque, dove sono stati rinvenuti moltissimi ex voto in legno. Il testo invoca il dio Maponos e contiene nomi maschili, in un contesto che molti interpretano come una formula di vincolo.
| Tavoletta | Luogo del ritrovamento | Contesto | Elementi principali |
|---|---|---|---|
| Larzac | necropoli, Aveyron | tomba a incinerazione | nomi di donne con matronimico, «magia delle donne», Adsagsona |
| Chamalières | sorgente delle Roches, Puy-de-Dôme | santuario delle acque | invocazione a Maponos, nomi maschili |
Un ponte tra due mondi
Le tavolette di piombo con testi vincolanti, che i Romani chiamavano defixiones, erano diffuse in tutto l'impero. Larzac e Chamalières mostrano che i Galli avevano adottato questa pratica, il supporto e l'alfabeto, ma vi avevano inserito la propria lingua, le proprie divinità e probabilmente categorie proprie, come quella di una magia specificamente femminile. Non si tratta quindi di semplice imitazione, ma di un incontro tra tradizioni.
Questo dato è importante anche per correggere un'immagine diffusa: quella di una magia celtica fatta solo di druidi maschi e di riti nei boschi. Le fonti dirette ci restituiscono invece un panorama più vario, in cui le donne avevano un ruolo riconosciuto e temuto.
Lettura simbolica
La tavoletta di Larzac ci ricorda il peso che le culture antiche attribuivano al nome. Identificare una persona con precisione, attraverso la sua linea materna, significava poterla raggiungere. Nel linguaggio simbolico, il nome è la soglia dell'identità. Chi studia queste fonti con serietà impara a considerare con rispetto il potere della parola e la responsabilità che ne deriva, più che a cercarne un uso pratico.
In sintesi
- La tavoletta di Larzac, trovata nel 1983 in una tomba dell'Aveyron, è il più lungo testo in lingua gallica noto.
- Contiene nomi femminili accompagnati dal nome della madre, tratto tipico dei testi magici antichi.
- L'espressione bnanom brictom è interpretata come «magia delle donne».
- Il significato complessivo, maledizione o contro-incantesimo, resta discusso.
- Con la tavoletta di Chamalières mostra l'incontro tra pratica romana delle defixiones e lingua gallica.