Tra i miti egizi che parlano esplicitamente di magia, nessuno è più chiaro di quello in cui Iside ottiene il nome segreto di Ra. È un racconto breve, quasi una novella, ma contiene in forma narrativa l'intera teoria egizia del potere: chi conosce il vero nome di un essere ha accesso alla sua forza.
La fonte
Il mito ci è giunto soprattutto attraverso papiri di epoca ramesside, il più noto dei quali è conservato al Museo Egizio di Torino; una versione parallela si trova in un papiro della collezione Chester Beatty. Non è un testo letterario da leggere per diletto: è inserito in una formula contro il veleno dello scorpione e del serpente. Il racconto mitico serve da precedente: ciò che accadde a Ra potrà essere risolto allo stesso modo per chi viene recitata la formula.
Il racconto
Il dio invecchiato
Il mito si apre con un'immagine sorprendente. Ra, il creatore, è diventato vecchio: la sua bocca trema e la saliva gli cade a terra. Iside, descritta come una donna «abile di parola» e più sapiente di milioni di dèi, osserva questo dettaglio. Il suo desiderio è conoscere il nome che Ra tiene nascosto, il nome su cui si fonda la sua potenza.
Il serpente modellato
Iside raccoglie la saliva caduta del dio, la impasta con la terra e ne modella un serpente. Lo depone sul sentiero che Ra percorre ogni giorno. Quando il dio passa, il serpente lo morde. Il veleno è terribile perché è fatto della sostanza stessa di Ra: nessun dio lo ha creato, e dunque nessuno conosce le parole per dominarlo.
Il dialogo
Ra, in preda al dolore, chiama gli dèi. Iside si presenta e gli chiede di dirle il suo nome, perché solo così potrà guarirlo. Ra risponde elencando i propri titoli: è colui che ha fatto il cielo e la terra, colui che apre gli occhi ed è luce, colui che li chiude ed è tenebra; al mattino è Khepri, a mezzogiorno Ra, alla sera Atum. Ma il veleno non si ritira, perché quelli sono nomi pubblici.
Alla fine Ra cede. Acconsente a che il suo nome passi dal suo corpo a quello di Iside, a condizione che sia trasmesso soltanto a Horus. Iside allora pronuncia la formula che fa uscire il veleno, e il dio si riprende.
La struttura della formula
| Parte | Funzione |
|---|---|
| Racconto del mito | Stabilisce il precedente divino |
| Elenco dei nomi pubblici di Ra | Mostra la differenza tra titolo e nome vero |
| Rivelazione del nome | Momento culminante, non scritto nel testo |
| Parole di Iside contro il veleno | Applicazione della forza ottenuta |
| Istruzioni finali | Indicazioni su come recitare e su quale immagine usare |
Un dettaglio è decisivo: il testo non riporta il nome segreto. Si dice che il nome passò da Ra a Iside, ma il lettore non lo apprende. Il segreto resta segreto anche nel papiro.
Che cosa insegna il mito
Il nome come essenza
Per gli Egizi il nome, ren, non era un'etichetta ma una parte dell'essere, come il corpo, l'ombra o il ka. Un nome nascosto custodiva il nucleo più intimo del dio. Chi lo possedeva poteva agire su di lui, e per questo Ra lo protegge fino all'ultimo.
Iside maga
Il mito definisce Iside come la grande maga del pantheon. Non vince con la forza, ma con l'osservazione, l'ingegno e la parola. È la stessa Iside che ricompone il corpo di Osiride e che protegge Horus bambino nelle paludi: una dea la cui potenza è conoscenza.
Il potere trasmesso, non rubato
È significativo che il nome debba passare a Horus. Il racconto non descrive un furto fine a se stesso, ma una trasmissione: la sapienza del creatore passa alla dea e da lei all'erede legittimo della regalità. Il mito parla anche di successione e di continuità dell'ordine.
Un precedente per chi recita
Recitare questa formula significava collocare la persona colpita nella posizione di Ra e chi recitava nella posizione di Iside. Il veleno dello scorpione diventava il veleno del dio, e le parole che avevano funzionato nel tempo del mito venivano ripetute nel presente. Le istruzioni finali prescrivono di recitare il testo su un'immagine di divinità disegnata o dipinta, secondo una prassi comune nei papiri magici.
Lo Studio Esoterico Cornelio considera questo racconto una delle chiavi di lettura più limpide del pensiero egizio: il potere più grande non è nel braccio che colpisce, ma nella parola che conosce l'essenza delle cose.
In sintesi
- Il mito è inserito in una formula contro il veleno, nota da papiri ramessidi, tra cui uno di Torino.
- Iside modella un serpente con la saliva di Ra e lo costringe a rivelare il suo nome.
- Ra elenca prima i nomi pubblici, inefficaci, e solo alla fine cede il nome vero.
- Il testo non riporta mai il nome segreto, che resta custodito.
- Il racconto esprime l'idea egizia del nome come parte essenziale dell'essere.