Quando il cristianesimo si affermò in Irlanda, i druidi scomparvero progressivamente come classe religiosa. Ma una parte del loro sapere sopravvisse attraverso un altro gruppo di specialisti, i filid (singolare fili), i poeti dotti. Custodi della genealogia, della storia e della legge, maestri della parola, i filid godevano di un prestigio enorme e di un potere temuto: la satira, capace secondo la tradizione di ferire e perfino di uccidere.
Druidi, vati e bardi
Gli autori classici descrivono, presso i Galli, tre classi di uomini onorati: i bardi, cantori di lodi e satire; i vati, che si occupavano di divinazione e di sacrifici; e i druidi, filosofi e teologi. In Irlanda il quadro è diverso ma simile nello spirito. Il fili sembra aver raccolto in sé alcune funzioni del vate, compresa la veggenza: il termine è collegato a una radice che indica il «vedere». Il bard irlandese era invece un poeta di rango inferiore, senza la formazione completa del fili.
Gradi e formazione
I trattati giuridici irlandesi medievali descrivono i filid come una classe organizzata in gradi. Il grado più alto era quello di ollam, il maestro poeta, che godeva di un «prezzo d'onore» pari a quello di un re di un piccolo regno. Ogni grado corrispondeva a un numero di composizioni conosciute e a privilegi precisi: la dimensione del seguito, il diritto all'ospitalità, la ricompensa per un poema.
La formazione era lunga e si svolgeva in scuole poetiche, basata sulla memoria. Il futuro fili doveva imparare:
- le storie tradizionali, classificate per tipo (distruzioni, razzie, corteggiamenti, viaggi, morti);
- le genealogie delle famiglie nobili;
- i metri poetici, numerosi e complessi;
- la storia dei luoghi, il dindshenchas;
- la grammatica e la lingua arcaica della legge.
Le scuole poetiche irlandesi sopravvissero, in forme rinnovate, fino al XVII secolo, quando il crollo dell'aristocrazia gaelica ne decretò la fine.
La lode e il biasimo
La funzione sociale del fili era duplice. Con la lode rendeva onore al re o al signore, ne fissava la fama e ne garantiva la memoria. Con la satira poteva togliere l'onore: in una società in cui l'onore valeva quanto la vita, la satira era un'arma reale.
| Funzione | Effetto | Destinatario |
|---|---|---|
| Lode | accresce l'onore e la fama | il signore generoso |
| Satira | toglie l'onore, svergogna | chi nega ospitalità o ricompensa |
| Memoria | conserva genealogie e storie | la comunità intera |
Le bolle sul volto
La tradizione irlandese attribuiva alla satira effetti fisici. Il glossario attribuito a Cormac, testo dei primi secoli del Medioevo irlandese, racconta la storia del poeta Néde. Il re Caier, suo zio, aveva adottato Néde come erede; ma la moglie del re si innamorò del giovane e lo spinse a usurpare il trono. Su suggerimento di lei, Néde chiese al re un dono che sapeva gli sarebbe stato negato: un pugnale che, per un divieto, il re non poteva cedere. Al rifiuto, Néde compose una satira. Il mattino seguente sul volto di Caier erano spuntate tre bolle, chiamate Vergogna, Macchia e Sfregio. Il re, sfigurato, fuggì per non essere visto e morì di vergogna.
Il racconto è significativo: nella concezione irlandese un re doveva essere senza difetti fisici. La satira, sfigurandolo, lo rendeva inadatto a regnare.
La satira come rito
Alcuni testi descrivono una forma solenne di satira, il glám dícenn, eseguita su un'altura, con il poeta rivolto verso il destinatario, in una posizione e con gesti prescritti. Qui la satira assume i tratti di un rito di maledizione, non solo di una composizione poetica.
Il timore dei poeti
Il potere dei filid suscitava anche risentimento. Le fonti medievali ricordano tensioni tra i re e una classe poetica considerata troppo esigente. Secondo la tradizione, in un'assemblea a Druim Cett si discusse perfino di espellere i poeti dall'Irlanda, e fu san Colomba a difenderli, ottenendo che fossero ridotti di numero e regolati, ma non banditi. L'episodio, al di là della sua storicità, mostra quanto fossero centrali nella società.
Un'eredità della parola
I filid conservarono e trasmisero gran parte del patrimonio mitologico irlandese, poi messo per iscritto dai monaci. Senza di loro non avremmo i racconti di Cú Chulainn, del popolo dei Tuatha Dé Danann o di Fionn. Il loro esempio mostra un'idea antica: la parola esatta, pronunciata da chi ne conosce la forza, costruisce o distrugge la reputazione, la memoria, l'identità.
Per il Maestro Cornelio la figura del fili è un modello di disciplina: anni di studio della lingua e della memoria al servizio di una parola responsabile, mai pronunciata con leggerezza.
In sintesi
- I filid erano i poeti dotti dell'Irlanda, eredi di una parte del sapere druidico.
- Erano organizzati in gradi, fino all'ollam, e formati in lunghe scuole basate sulla memoria.
- Con la lode davano onore, con la satira lo toglievano: un'arma reale in una società dell'onore.
- La storia di Néde narra di una satira che fece spuntare tre bolle sul volto del re Caier.
- Il loro lavoro ha conservato gran parte della mitologia irlandese giunta fino a noi.