L'immagine moderna delle valchirie deve molto all'opera di Richard Wagner e all'iconografia romantica: fanciulle guerriere con elmi alati che cavalcano tra le nuvole. Le fonti norrene presentano figure più complesse e più inquietanti. Le valchirie sono potenze del destino in battaglia, scelgono chi deve morire, servono gli eroi caduti e, in uno dei testi più impressionanti della letteratura nordica, tessono la trama della guerra su un telaio fatto di corpi.
Il nome
Valkyrja è composto da valr, «i caduti in battaglia», e da una forma del verbo kjósa, «scegliere». La valchiria è dunque «colei che sceglie i caduti». In antico inglese esisteva una parola corrispondente, wælcyrge, usata nei glossari per tradurre i nomi delle Furie o di altre figure di morte del mondo classico. Il termine rivela il carattere originario di queste figure: non semplici guerriere, ma esecutrici del destino.
Le schiere della Völuspá
Nella Völuspá la veggente vede le valchirie giungere da lontano, pronte a cavalcare verso il popolo degli dèi. Ne elenca i nomi: Skuld con lo scudo, Skögul, Gunnr, Hildr, Göndul e Geirskögul. Molti di questi nomi sono parole che indicano la battaglia: Gunnr e Hildr significano entrambe «battaglia», Geirskögul qualcosa come «battaglia di lance». Che una delle valchirie porti il nome di Skuld, la più giovane delle Norne, mostra la vicinanza tra le due figure.
Le valchirie e Valhöll
Nell'Edda in prosa Snorri spiega che Odino manda le valchirie in ogni battaglia: esse scelgono chi deve morire e assegnano la vittoria. Gli eroi scelti vengono portati a Valhöll, la sala di Odino, dove si preparano all'ultima battaglia del Ragnarök. Le valchirie vi servono loro idromele e birra.
L'Hákonarmál
Il poema scaldico Hákonarmál, composto alla morte del re norvegese Hákon il Buono, mette in scena due valchirie, Göndul e Skögul, mandate da Odino a scegliere tra i re chi deve andare presso di lui. Il re, morente, rimprovera loro di avergli negato la vittoria. Skögul risponde che sono state proprio loro a fargli tenere il campo e a mettere in fuga i nemici. Poi cavalcano verso le dimore degli dèi per annunciare l'arrivo di Hákon.
Il terribile telaio del Darraðarljóð
Il testo più potente sulle valchirie è un poema inserito nella Njáls saga, il Darraðarljóð, «Il canto di Dörruðr». La saga lo colloca nel giorno della battaglia di Clontarf, in Irlanda, combattuta il Venerdì Santo del 1014. Quella mattina, in Caithness, nel nord della Scozia, un uomo di nome Dörruðr vede dodici figure a cavallo dirigersi verso una capanna di pietra. Guarda attraverso una fessura e vede donne al lavoro su un telaio.
La descrizione è agghiacciante:
| Parte del telaio | Materia |
|---|---|
| pesi dell'ordito | teste di uomini |
| ordito e trama | intestina umane |
| battente | una spada |
| spola | una freccia |
Mentre tessono, le donne cantano. Il loro canto dice che stanno tessendo la tela della guerra, che decideranno chi vincerà e chi cadrà, che un re troverà la morte e un altro la vittoria. Alla fine strappano la tela: sei di loro cavalcano verso nord, sei verso sud.
Il poema riprende un'immagine profondamente radicata nella tradizione germanica: il destino come tessuto. Le Norne intrecciano i fili alla nascita di Helgi, le valchirie tessono la battaglia. Le donne che tessono sono, in entrambi i casi, padrone della sorte.
Valchirie e fanciulle cigno
Nella poesia eddica alcune valchirie hanno caratteristiche diverse. Nel carme di Völundr, tre fanciulle che filano il lino in riva a un lago hanno accanto a sé le loro vesti di cigno: sono valchirie che vivono per alcuni anni con tre fratelli e poi volano via. Altre valchirie, come Sigrún nei carmi di Helgi, si innamorano di un eroe e lo proteggono in battaglia.
La valchiria più celebre è Brynhildr, o Sigrdrífa nel carme omonimo: punita da Odino per aver dato la vittoria al re sbagliato, viene addormentata dietro un muro di fuoco finché Sigurðr non la sveglia.
Che cosa dice l'archeologia
Dall'età vichinga provengono piccoli pendenti d'argento che raffigurano donne con lunghe vesti e corni potori, a volte di fronte a un cavaliere. Molti studiosi li interpretano come valchirie che accolgono il guerriero caduto offrendogli da bere, in accordo con la descrizione di Valhöll. L'identificazione è plausibile, ma non certa.
Lettura simbolica
Le valchirie mostrano un aspetto del sacro che la cultura moderna fatica a guardare: la forza che decide la fine. Non sono crudeli né benevole in senso umano, ma agenti di un ordine più grande. Il telaio del Darraðarljóð ricorda che ogni evento è intessuto di fili che non vediamo, e che le scelte di un momento si inseriscono in una trama vasta.
In sintesi
- Valkyrja significa «colei che sceglie i caduti» e indica potenze del destino in battaglia.
- La Völuspá elenca valchirie i cui nomi indicano la battaglia, tra cui Skuld, Gunnr e Hildr.
- Nell'Hákonarmál Göndul e Skögul scelgono il re Hákon e lo conducono presso Odino.
- Il Darraðarljóð descrive dodici valchirie che tessono la guerra su un telaio di teste e intestina.
- Alcune valchirie eddiche appaiono come fanciulle cigno o come amanti protettrici degli eroi.