Tra i Testi delle Piramidi dell'Antico Regno e il Libro dei Morti del Nuovo Regno c'è un anello fondamentale e meno conosciuto: i Testi dei Sarcofagi. Sono formule dipinte o scritte a inchiostro all'interno di bare di legno, soprattutto nel Primo Periodo Intermedio e nel Medio Regno. Con loro la conoscenza magica dell'aldilà esce dalle camere dei re e raggiunge governatori di provincia, funzionari e le loro famiglie.
Un corpus immenso
L'edizione di riferimento si deve all'egittologo olandese Adriaan de Buck, che pubblicò i testi in sette volumi tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta del Novecento. La sua numerazione conta 1185 formule. Nessun sarcofago le contiene tutte: ogni bara presenta una selezione, spesso legata alle tradizioni di un luogo e di una bottega.
Molti esemplari provengono da necropoli provinciali del Medio Egitto, come Beni Hasan, Assiut, Meir e Deir el-Bersha, oltre che dall'area di Saqqara e Tebe. È un riflesso storico preciso: in quell'epoca i governatori locali avevano acquisito ricchezza e prestigio, e potevano permettersi sepolture con testi un tempo riservati al sovrano.
Che cosa cambia rispetto ai Testi delle Piramidi
| Aspetto | Testi delle Piramidi | Testi dei Sarcofagi |
|---|---|---|
| Destinatari | Re e regine | Élite non regale |
| Supporto | Pareti di pietra | Pannelli interni di bare in legno |
| Scrittura | Geroglifici incisi | Geroglifici corsivi e ieratico a inchiostro |
| Temi nuovi | Ascesa del re | Trasformazioni, riunione con la famiglia, mappe dell'aldilà |
Molte formule più antiche vengono riprese e adattate: dove prima si parlava del re, ora compare il nome del defunto. Ma ci sono anche temi nuovi, come le formule per ritrovare nell'aldilà i propri familiari, quelle per non dover camminare a testa in giù o mangiare cose impure, e un'ampia serie di formule di trasformazione.
Le formule di trasformazione
Una parte caratteristica dei Testi dei Sarcofagi riguarda la capacità di «diventare» qualcosa: un falco, una rondine, un serpente, un coccodrillo, un fiore, persino una divinità precisa. Queste formule non descrivono una reincarnazione nel senso moderno, ma la libertà di movimento e di forma del defunto, che poteva assumere l'aspetto più adatto a superare ogni ostacolo.
È qui che il dio Heka prende la parola in prima persona, presentandosi come forza primordiale del creatore. La magia non è più solo uno strumento del re, ma una qualità che ogni defunto giustificato può far sua.
Il Libro delle due vie
Il testo più affascinante del corpus è il cosiddetto Libro delle due vie, attestato soprattutto su sarcofagi di Deir el-Bersha, la necropoli dei governatori della provincia di Hermopoli, città sacra al dio Thoth. Sul fondo interno della bara, proprio sotto il corpo del defunto, era dipinta una vera mappa dell'aldilà.
La mappa mostra due percorsi sinuosi:
- una via d'acqua, spesso dipinta in blu;
- una via di terra, spesso in nero;
- tra le due un canale o una zona di fuoco, dipinta in rosso.
Lungo il cammino si incontrano porte, guardiani con nomi terrificanti, recinti e luoghi pericolosi. Le formule accanto al disegno spiegano che cosa dire per passare. La meta ultima è la vicinanza agli dèi, in particolare al dio solare e a Osiride, in una regione di luce.
Il Libro delle due vie è spesso descritto come una delle più antiche mappe di un aldilà a noi note. Più che una carta geografica, è uno schema rituale: chi lo possiede porta con sé la conoscenza del territorio.
Un nuovo rapporto con la conoscenza
Ciò che colpisce nei Testi dei Sarcofagi è la centralità del sapere. Il defunto deve conoscere i nomi delle porte, dei guardiani, perfino delle parti della rete con cui alcuni esseri cercano di catturarlo. Una formula particolarmente nota elenca le singole componenti della rete, e il defunto dimostra di conoscerle tutte per non esserne intrappolato.
Questo atteggiamento prepara direttamente il Libro dei Morti, dove la conoscenza dei nomi diventerà la chiave universale.
Una lettura per oggi
Per chi studia la tradizione, il Libro delle due vie suggerisce un'immagine interiore: ogni percorso spirituale conosce strade alternative, soglie da riconoscere e zone ardenti da attraversare con consapevolezza. Lo Studio Esoterico Cornelio lo propone come testo da contemplare, non come manuale da applicare alla lettera.
In sintesi
- I Testi dei Sarcofagi sono formule funerarie dipinte su bare di legno del Medio Regno.
- L'edizione di Adriaan de Buck ne numera 1185.
- Estendono all'élite non regale formule un tempo riservate al re.
- Contengono molte formule di trasformazione e per ritrovare i familiari.
- Il Libro delle due vie, da Deir el-Bersha, è una delle più antiche mappe dell'aldilà.