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Gli ushabti: le statuette che rispondono nell'aldilà egizio

Gli ushabti egizi: il capitolo 6 del Libro dei Morti, il lavoro nei campi dell'aldilà, i nomi shabti e shawabti, i materiali e i corredi con sorveglianti.

Chi visita una collezione egizia incontra quasi sempre file di piccole figure mummiformi, con le braccia incrociate sul petto e attrezzi agricoli tra le mani. Sono gli ushabti, statuette funerarie deposte nelle tombe a decine o a centinaia. La loro funzione era precisa e, a suo modo, molto pratica: rispondere al posto del defunto quando nell'aldilà fosse stato chiamato a lavorare.

Il nome

Gli Egizi usarono tre termini diversi, che corrispondono a epoche e luoghi differenti:

Termine Uso prevalente Significato probabile
Shabti Medio e primo Nuovo Regno Forse legato a un tipo di legno
Shawabti Nuovo Regno, area tebana Variante del precedente
Ushabti Terzo Periodo Intermedio ed epoca tarda «Colui che risponde»

La forma ushabti fu interpretata già dagli Egizi come derivata dal verbo usheb, «rispondere». Che sia o no l'etimologia originaria, il nuovo nome esprimeva bene il compito della statuetta.

Il capitolo 6 del Libro dei Morti

Il testo inciso su molti ushabti è il capitolo 6 del Libro dei Morti, derivato da una formula più antica dei Testi dei Sarcofagi. In sostanza dice:

«O ushabti, se il defunto viene chiamato a fare qualunque lavoro che si fa nella necropoli, a coltivare i campi, a irrigare le rive, a trasportare la sabbia da oriente a occidente, eccomi, dirai tu.»

La formula rivela come gli Egizi immaginassero l'aldilà. I Campi dei giunchi erano un paesaggio agricolo, simile alla valle del Nilo, dove il defunto viveva in abbondanza. Ma anche lì esisteva il lavoro obbligatorio, come la corvée che lo Stato imponeva in vita per i canali e i campi. L'ushabti era il sostituto che prendeva su di sé quel dovere.

L'evoluzione nel tempo

Le origini

I primi esemplari compaiono nel Medio Regno e sono spesso figure singole, in cera o in legno, che rappresentano il defunto stesso, quasi un corpo di riserva. Solo progressivamente la statuetta diventa un servitore.

Il Nuovo Regno

Nel Nuovo Regno gli ushabti si moltiplicano e assumono gli attrezzi del lavoro: zappe, picconi, un cesto sulla schiena. Le tombe reali ne contenevano un gran numero; il corredo di Tutankhamon comprendeva centinaia di esemplari, alcuni di grande raffinatezza.

L'epoca tarda

Nel Terzo Periodo Intermedio e in epoca tarda si diffonde un sistema organizzato: un ushabti per ogni giorno dell'anno, più un sorvegliante ogni dieci lavoratori. I sorveglianti si riconoscono perché non sono mummiformi, ma vestiti con il gonnellino dei vivi e con una frusta in mano.

Materiali e colori

Gli ushabti venivano realizzati in molti materiali, in base alle possibilità del committente:

  • faience azzurra o verde, la più comune e caratteristica;
  • legno dipinto, frequente nel Nuovo Regno;
  • pietra, come calcare, serpentino o granito per gli esemplari più pregiati;
  • terracotta, per le sepolture più modeste;
  • bronzo o vetro, in casi eccezionali.

Il colore azzurro-verde della faience non era solo decorativo: richiamava la vegetazione, la rinascita e la luce, qualità desiderate per la vita nell'aldilà.

Le scatole per ushabti

Le statuette venivano spesso custodite in cassette di legno dipinte, a forma di cappella, deposte nella tomba accanto al sarcofago. Su alcune sono raffigurati il defunto e le divinità protettrici. Queste scatole sono una testimonianza del fatto che gli ushabti erano pensati come una squadra, un gruppo organizzato al servizio del proprietario.

Un'immagine che agisce

Gli ushabti mostrano un principio costante della magia egizia: l'immagine, accompagnata dal nome e dalla formula, agisce. La statuetta non rappresentava soltanto un servitore; lo era, una volta animata dalla parola. Il nome del defunto inciso sul corpo della figura la legava a lui, mentre il capitolo 6 ne definiva il compito.

Lo Studio Esoterico Cornelio vede negli ushabti un esempio chiarissimo di come gli Egizi pensassero l'aldilà non come un'astrazione, ma come una continuazione ordinata della vita, con i suoi campi, le sue stagioni e perfino i suoi doveri.

In sintesi

  • Gli ushabti sono statuette funerarie che dovevano lavorare al posto del defunto.
  • Portano spesso il capitolo 6 del Libro dei Morti, che li chiama a rispondere «eccomi».
  • I termini shabti, shawabti e ushabti corrispondono a epoche diverse.
  • In epoca tarda si usavano 365 lavoratori e un sorvegliante ogni dieci.
  • La faience azzurra-verde richiamava rinascita e vegetazione.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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