Tra le grandi raccolte di esorcismi della Mesopotamia, la più antica e la più vasta dedicata ai demoni è nota con il titolo accadico Utukkū lemnūtu, «Demoni malvagi». In sumerico la serie si chiama Udug-hul, con lo stesso significato. È un'opera che accompagna la cultura mesopotamica per quasi due millenni: le sue radici risalgono a incantesimi sumerici del III e dell'inizio del II millennio a.C., mentre la forma canonica in più tavolette è attestata nel I millennio.
Una serie bilingue
La caratteristica più evidente di Utukkū lemnūtu è il bilinguismo. Molte tavolette presentano il testo su righe alternate: una riga in sumerico e la riga successiva in traduzione accadica. Il sumerico, lingua ormai non più parlata nella vita quotidiana, restava la lingua sacra del rito, come il latino nella liturgia europea per molti secoli. L'accadico serviva invece a renderne comprensibile il senso agli studiosi.
Questo dettaglio ci dice che l'esorcismo era un sapere di scuola: chi lo praticava doveva conoscere due lingue, una formula antica e la sua interpretazione.
Il mondo dei demoni
Il termine utukku indica una categoria generale di spiriti, ma la serie ne nomina molti altri, spesso in lunghi elenchi:
- utukku, lo spirito malvagio per eccellenza;
- alû, demone che si abbatte sull'uomo e lo opprime;
- eṭemmu, lo spirito di un defunto non pacificato;
- gallû, il demone esecutore, spesso legato agli inferi;
- rābiṣu, il «demone in agguato» che attende nascosto;
- lilû e lilītu, spiriti dell'aria e della notte.
Il mondo dei demoni non è un regno organizzato contro gli dèi, ma una folla di forze pericolose che entrano nelle case, si nascondono negli angoli, viaggiano con il vento.
I Sette
Uno dei temi più potenti della serie è quello dei Sette (in accadico Sebettu), un gruppo di demoni descritti con un linguaggio quasi poetico. Gli incantesimi ripetono in modo ossessivo il numero sette:
«Sette sono essi, sette sono essi. Nell'abisso profondo sono sette.»
I Sette non hanno moglie né figli, non conoscono pietà, non ascoltano preghiere. Sono generati nelle montagne o negli abissi, si muovono come una tempesta. Il numero sette, che in Mesopotamia aveva un forte valore di totalità, esprime qui la completezza del male: un esercito intero, senza vuoti.
Va detto che nella religione mesopotamica esistono anche Sette di natura benevola o ambivalente, legati per esempio al dio guerriero Erra. Il tema del sette è dunque un simbolo flessibile, non un'identità fissa.
La formula di Asalluhi ed Ea
Utukkū lemnūtu usa ampiamente lo schema narrativo che ritroviamo in altre serie: il dio Asalluhi, poi identificato con Marduk, vede l'uomo colpito dal demone, si reca dal padre Ea a Eridu e gli chiede aiuto. Ea risponde dicendo che il figlio sa già tutto ciò che sa lui, e poi indica il rito da compiere.
Questo dialogo trasforma ogni rito in una scena cosmica: l'esorcista non agisce da solo, ma come esecutore di un'istruzione divina pronunciata nell'Apsû, l'oceano sotterraneo di acqua dolce.
I gesti del rito
Le istruzioni contenute nella serie e in testi collegati descrivono gesti che si ripetono in molti esorcismi mesopotamici:
- acqua sacra attinta dal fiume o da un bacino rituale, usata per aspergere;
- cerchi di farina tracciati attorno al letto o alla casa, come confine invalicabile;
- incenso e torce, per purificare con il fumo e la luce;
- figurine protettive collocate negli angoli o presso la porta;
- nodi legati e sciolti per vincolare il demone.
| Gesto | Significato simbolico |
|---|---|
| Aspersione | lavare via la presenza del demone |
| Cerchio di farina | delimitare uno spazio protetto |
| Torcia | rendere visibile ciò che si nasconde |
| Nodo | vincolare la forza ostile |
Un'eredità che attraversa i secoli
Molti elementi di Utukkū lemnūtu, come gli elenchi di demoni, il valore del numero sette e l'idea dello spazio protetto, ricompaiono in forme diverse nelle tradizioni successive del Vicino Oriente. Senza forzare i confronti, si può dire che la serie rappresenta una delle prime grandi demonologie scritte della storia umana, un catalogo dell'invisibile organizzato con la cura di un trattato.
Nella lettura simbolica, i Sette sono l'immagine delle forze che si presentano compatte e senza volto. Il rito risponde dando loro un nome, un luogo e un confine: tre gesti che trasformano la paura in ordine.
In sintesi
- Utukkū lemnūtu, in sumerico Udug-hul, significa «Demoni malvagi» ed è una grande serie di esorcismi.
- Molte tavolette sono bilingui, con il sumerico come lingua sacra e l'accadico come traduzione.
- La serie elenca molti tipi di demoni, dagli spiriti dei morti ai demoni in agguato.
- I Sette rappresentano la totalità del male, descritta con formule ripetitive.
- Acqua, farina, fuoco, figurine e nodi sono i gesti principali del rito.